16 ottobre 2019
10:05

Stagione dei teatri 2019/20

Per il quarto anno i due teatri cittadini, Alighieri e Rasi, uniscono le proprie programmazioni in La stagione dei teatri, cartellone volto al superamento della tradizionale separazione tra prosa e contemporaneo. E come negli anni precedenti, la formula di abbonamento prevede sei titoli fissi e due a scelta tra una rosa molto ampia. Vi sono poi diverse altre proposte nella sezione Oltre l’abbonamento, per comporre il proprio percorso di visione e di incontro con i linguaggi della scena di oggi, fra tradizione e ricerca. La stagione dei teatri 2019-20 comprende, tra settembre e aprile, ventitré spettacoli tra abbonamento e Oltre l’abbonamento.

«Nata come un esperimento, frutto di una felice intuizione – dichiara l’assessora alla Cultura del Comune di Ravenna, Elsa Signorino – quella di unire le stagioni di prosa e contemporaneo è ormai a tutti gli effetti diventata una peculiarità propria e originale della proposta teatrale ravennate. I lati positivi e i vantaggi sono molteplici: da una parte il superamento di confini non sempre così ben definibili tra generi artistici; dall’altra il consentire al pubblico la più ampia possibilità di scelta, permettendo in pratica a ciascuno di costruirsi un proprio abbonamento personale o di assistere anche a un numero ridotto di spettacoli. Tutto ciò è stato possibile perché il nostro territorio è fatto di realtà associative e culturali che hanno sempre saputo collaborare ed esprimere così progettualità più significative; in particolare, negli ultimi anni sono riuscite a interpretare al meglio lo stimolo dell’amministrazione comunale a unire ancora di più le forze».

I sei spettacoli fissi, sono: Fare un’Anima, di e con Giacomo Poretti, attore comico conosciuto ai più per le sue gesta col trio Aldo, Giovanni e Giacomo. “Anima” è una parola silenziosa che rischia l’estinzione nel chiasso dell’oggi; una parola impalpabile, che chiede attenzione e solleva molte domande.
Al Teatro Rasi Elvira, con Toni Servillo nel ruolo del grande attore, regista e teorico del teatro Louis Jouvet durante le lezioni sul monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière realmente svoltesi al Conservatoire National d’Art Dramatique di Parigi nei mesi dell’occupazione nazista.
Molière / Il Misantropo, di e con Valter Malosti, che assume i panni di un Alceste filosofo, un nero buffone, un folle estremista del pensiero, che racchiude in sé le risonanze più intime e strazianti del dramma molieriano, senza rinunciare al fuoco farsesco che innerva questo personaggio, con tutta la sua ripugnanza per il mondo sociale.
La classe, di Vincenzo Manna, con Claudio Casadio, Andrea Paolotti e Brenno Placido, spettacolo che prende spunto da una ricerca basata su interviste a giovani sotto i vent’anni, sulla loro relazione con l’altro da sé e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
I Miserabili, di Victor Hugo, in cui Franco Branciaroli è Jean Valjean – uno strano santo, una figura angelico-faustiana – nell’adattamento teatrale di uno dei capolavori della letteratura occidentale.
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, tratto dal romanzo di Mark Haddon e portato in scena dal Teatro dell’Elfo. Pièce pluripremiata nel teatro inglese e newyorkese, la commedia segue le peripezie di Christopher, un quindicenne con la Sindrome di Asperger che decide di indagare sulla morte del cane della vicina.

Nella rosa tra cui poter scegliere gli altri due spettacoli, quello di Federico BuffaIl rigore che non c’era (14, 15 e 16 dicembre). Telecronista e commentatore sportivo, Buffa è noto per le sue trasmissioni antologiche nelle quali ha sperimentato la possibilità di creare connessioni e aprire digressioni, portando la pratica sportiva a farsi metafora dell’esistenza. Il rigore cui egli allude non è inteso unicamente come azione calcistica, ma come quell’accadimento inaspettato capace di determinare una svolta. Oppure Inflammation du verbe vivre di Wajdi Mouawad / Théâtre De La Colline (22 e 23 aprile). Scrittore, drammaturgo, regista e attore di origine libanese – considerato in Francia uno degli autori contemporanei di teatro più importanti degli ultimi anni e giunto anche all’Oscar con il film Incendies tratto da un suo spettacolo – Mouawad affronta Sofocle, attratto dalla sua ossessione nel mostrare come la tragedia cada su colui che, accecato da se stesso, non vede la propria smoderatezza. Ma si potrà scegliere anche tra artisti della più interessante ricerca teatrale, giovani compagnie impegnate nell’intrecciare la scena con le istanze sociali più pressanti, affondi nella poesia, nuova drammaturgia inglese, classici reinterpretati: Va pensiero In nome del padre in scena al Teatro Alighieri; Amleto take away, Overload (Premio Ubu 2018 come Miglior spettacolo), Agamennone, Guarda come nevica 1. Cuore di cane, Mario e Saleh, Elsewhere in scena al Teatro Rasi.

«La stagione dei teatri 2019-2020 – spiegano i due direttori di Ravenna Teatro, Marcella Nonni e Alessandro Argnani – è pensata in una prospettiva di ampio respiro, che intreccia universi artistici diversi, secondo una trasversalità cara alla crescita culturale che Ravenna Teatro da anni alimenta assieme alla città. Maestri della scena quali Toni Servillo e Franco Branciaroli, feconde Case di produzione teatrale quali Accademia Perduta o Teatro Elfo Puccini, narratori del calibro di Giacomo Poretti, Mario Perrotta e Federico Buffa. Ogni spettatore troverà, con il proprio sguardo e le proprie connessioni, curiosità e nuovi interessi».

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