

Sabato 8 (ore 20,30) e domenica 9 marzo (ore 15,30) il Teatro Alighieri chiude il sipario sulla stagione lirica con Salome, dramma musicale in un atto di Richard Strauss.
Come accaduto per altre felici collaborazioni internazionali in questi anni, la Fondazione Ravenna Manifestazioni ha invitato il Teatro Nazionale dell'Opera di Belgrado a proporre all'Alighieri la sua recente produzione di Salome, già presentata con successo a Belgrado ed in altri paesi europei (Rovigo e Ravenna le sole tappe italiane). Costruito nell'ultimo trentennio dell'Ottocento e più volte ricostruito il Teatro Nazionale di Belgrado ospita dal 1919 un ensemble operistico stabile le cui origini, in forma non professionale, risalgono al 1882. Accanto ai grandi titoli della tradizione melodrammatica italiana ("Madama Butterfly" fu lo spettacolo inaugurale, seguito a ruota dalle maggiori opere di Rossini e Verdi) ha da sempre dato spazio anche alla tradizione operistica serba, ben rappresentata dalle opere di Stevan Hristiç, che dell'Opera di Belgrado fu anche direttore dal 1924 al 1933. A guidare l'orchestra e i solisti del Teatro Nazionale nella Salome ravennate sarà il tedesco Johannes Harneit, attualmente primo direttore del massimo Teatro serbo. Tedesco anche il regista di quest'allestimento, Bruno Klimek.
Salome, il più improvviso e al contempo discusso capolavoro dell'opera tedesca post-wagneriana, raccolse fin dalla sua prima rappresentazione, avvenuta al Königliches Opernhaus di Dresda il 9 dicembre 1905, un successo tanto più straordinario e clamoroso - trentotto chiamate e cinquanta riprese in soli due anni solo in Germania - se si considera che l'opera ebbe battesimo in un epoca in cui il pubblico di tutta Europa si divideva tra avanguardismo e fautori della tradizione. Ma forse sta proprio qui il segreto del successo, che Thomas Mann riassume nel suo Doktor Faustus: "in cui come non mai avanguardismo e sicurezza di successo sono uniti in esemplare confidenza", lavoro di un "rivoluzionario fortunato, audace e conciliante al tempo stesso!".
L'opera, tratta dall'omonimo poema di Oscar Wilde (nella traduzione tedesca di Hedwig Lachmann), risulta essere una delle più rappresentate del Novecento in tutto il mondo nonostante gli ostacoli incontrati nei primi decenni della sua storia, per opera della censura Nazista in Germania e di quella puritana in ambiente anglosassone.
In Salome Richard Strauss ha profuso come non mai una poesia della sensualità allo stato puro, sottilmente ambigua e perversa, che giunge a sfiorare il delirio espressionista per densità di scrittura e violenza della carica espressiva. Una vera e propria avventura dell'ascolto tra esotismo, erotismo, vitalismo, estetismo ed edonismo, dove una scrittura musicale rigogliosa e altamente virtuosistica - e pure controllatissima - avviluppa l'orecchio in un inarrestabile vortice sonoro che oscilla tra inaudite violenze foniche e sublimi leggerezza.
Fra gli interpreti principali figurano alcuni artisti "ospiti" tra i quali Julius Best - che può vantare tra i suoi insegnanti Mario Del Monaco e Franco Corelli - che sarà Erode, ed Elena Berera (Salome). Ana Rupcic, solista principale del Teatro di Belgrado, sarà l'altra Salome. Jelena Vlahovic e Aleksandra Angelov daranno voce a Erodiade, Miodrag Jovanovic e Aleksandar Stamatovic saranno Jochanaan e Aleksandar Dojkovic e Ljubomir Popovic Narraboth.
Martedì 4 marzo alla Sala Corelli del Teatro Alighieri (ore 17,30) Giancarlo Landini, critico musicale del mensile "Opera", presenterà al pubblico l'opera di Strauss, ultimo appuntamento con "Prima dell'opera" il ciclo di incontri organizzato in collaborazione con la Società Dante Alighieri.
Sopra la foto del National Theatre Belgrade