Logo stampa
 
 
Sei in: UFFICIO STAMPA
10/01/2008

Torna l'opera all'Alighieri con una rarità del 900, la rappresentazione integrale del Trittico di Puccini

Dopo l'acclamato Ritorno di Don Calandrino la stagione d'opera del Teatro Alighieri di Ravenna riprende con Il trittico di Giacomo Puccini in scena sabato 19 gennaio (ore 15.00, turno B) e domenica 20 (ore 19.00, turno A) nel nuovo allestimento del Teatro Comunale di Modena che ha visto come coproduttori il nostro teatro, assieme a quelli di Pisa, Lucca, Livorno, Bolzano, Ferrara e Piacenza.
Opera molto amata dall'autore, ma che raramente è dato ascoltare per la complessità di allestire tre opere in una, per il Trittico si tratta della prima rappresentazione a Ravenna, primo dei due omaggi (seguirà Bohème in febbraio) che la stagione dell'Alighieri dedica al grande compositore lucchese in occasione del 150° anniversario della nascita.

La regia è firmata da Cristina Pezzoli, artista affermatasi particolarmente nel teatro di prosa mentre la direzione d'orchestra è affidata a Giampaolo Maria Bisanti che torna nella città bizantina dopo le recite di Otello della passata stagione.
Le scene sono di Giacomo Andrico, i costumi di Gianluca Falaschi, i complessi sono Orchestra e Coro per la Lirica Toscana.

Il trittico, ovvero i tre atti unici di Puccini ordinati dal compositore sotto questo titolo, debuttò il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York ed entrò a tutti gli effetti fra i capolavori del repertorio lirico. I tre episodi dell'opera sono profondamente diversi l'uno dall'altro: un fosco delitto passionale sulle rive della Senna (Il tabarro), la colpa e la disperazione di una suora in un convento di clausura (Suor Angelica), la comicità irresistibile di una truffa nella Firenze medioevale (Gianni Schicchi).

Puccini concepisce l'idea del Trittico già nel 1900, quando comincia a progettare una serie di tre atti unici d'impronta dantesca, da intitolare Inferno, Purgatorio eParadiso. Dopo un infruttuoso abboccamento con D'Annunzio, sempre su un progetto analogo, si deve però arrivare alla fine del 1916 perché il Trittico nella sua versione definitiva trovi la sua forma attuale. Del progetto attuale resta solo l'ultimo dei tre atti: Gianni Schicchi, il cui soggetto s'ispira a una manciata di versi dal Canto XXX dell'Inferno, benché alla tragicità dell'episodio dantesco si sostituisca in Puccini il tono da commedia. Ben altri registri, da melodramma veristico, tocca invece la truce vicenda del Tabarro (ispirato al dramma La houppelade di Didier Gold, andata in scena nel 1910), in cui la grama vita di un gruppo di "vinti" sulle rive della Senna culmina in un delitto efferato. Ben più intimo, seppure altrettanto tragico, il tono di Suor Angelica (che il librettista Gioacchino Forzano ricava da un proprio dramma inedito): una vicenda di oppressione e morte - col suicidio della protagonista - silenziosamente consumato nel chiuso di un convento di clausura. Particolare quasi unico, che il dramma di Puccini condivide con le Dialogues des Carmelites di Poulenc, i personaggi di Suor Angelica sono esclusivamente femminili.

"Naturalmente c'è il comune denominatore della morte, centrale in tutti e tre gli episodi. Oltre a questo, però, fermo restando che trovo stimolante la differenza e il contrasto fra di loro, ho sempre sentito anche la presenza forte di una cifra unitaria, un filo rosso che li lega uno all'altro, a partire dalla musica" afferma la regista Cristina Pezzoli. "Abbiamo scelto un'ambientazione unica a cavallo della prima guerra mondiale, ovvero negli anni in cui questa musica fu scritta"."Puccini ci racconta un mondo che sta per crollare - continua la Pezzoli - ed essere annientato definitivamente: una decadenza di fondo, dalle conseguenze tragiche, che si stava verificando nella storia di quegli anni."

Info e prenotazioni: biglietteria del Teatro Alighieri tel. 0544 249244, tickets@teatroalighieri.org