

Ridere della fine
Il libretto del Don Pasquale mi ha fatto tornare alla mente certe indimenticabili burle narrate nelle novelle del Decamerone, nelle quali l'effetto comico è tanto più efficace quanto più i personaggi manifestano il loro lato ridicolo attraverso il congegno spietato che si stringe loro intorno. Considerata in quest'ottica, anche la trama del Don Pasquale appare ben crudele, ma è solo attraverso questa crudeltà che i personaggi si mostrano veramente e ci parlano ancora.
Ho cercato quindi di evitare il clichè secondo il quale don Pasquale è un personaggio ridicolo e perciò viene crudelmente gabbato. Il suo essere buffo, ho pensato, non deve essere una premessa ma, come nel Decamerone, una conseguenza del racconto, dello spettacolo. Non bisogna ridere di don Pasquale, infatti, ma di quegli aspetti della sua vecchiaia che tutti temiamo e di cui tutti sentiamo il bisogno di liberarci attraverso la risata e lo sberleffo. Solo così, credo, possiamo ridere anche di noi stessi.
Ancora seguendo il filo di una analogia con il Decamerone - in cui i narratori appaiono tra una novella e l'altra, facendo risaltare i loro racconti sullo sfondo drammatico della Firenze decimata dalla pestilenza - ho sentito per Don Pasquale il bisogno di una cornice attraverso la quale noi potessimo vedere gli attori che mettono in scena la farsa e le loro reazioni al gioco che vanno facendo. Ho cercato di catturare la complessità di questo sguardo, di cogliere la tristezza e la malinconia dell'attore, del capocomico, di fronte al suo personaggio, di fronte a don Pasquale, di fronte a se stesso... Si racconta spesso di quanto siano diversi nella vita i grandi comici da come appaiono sulla scena: penso, su tutti, al vecchio De Filippo che si dice trascorresse giornate intere da solo nel suo camerino a "sistemare le carte"; a quanto dovesse essere difficile portare in scena il suo Luca Cupiello e far ridere il pubblico tutte le sere con un personaggio che, anno dopo anno, gli somigliava sempre di più.
Donizetti compose l'opera pochi mesi prima di essere devastato dalla malattia che lo portò alla morte. Non ho voluto trascurare questo elemento biografico nel considerare una identificazione, insieme ilare e dolorosa, tra il compositore ed il suo Don Pasquale, un gioco di specchi in cui l'autore, anziano e morente, cerca di strappare al pubblico l'ultima risata prima di uscire di scena.
Andrea De Rosa