

Venerdì 17 febbraio (20,30) e domenica 19 (15,30), la stagione di danza del Teatro Alighieri giunge al secondo appuntamento che dopo il classico di repertorio "Lo schiaccianoci" propone un eccellente spaccato sulla danza contemporanea, Les 4 saisons di Angelin Preljocaj.
Preljocaj è uno fra i grandi talenti innovativi della danza d'oggi che interpreta con contaminazioni interdisciplinari (arti plastiche, architettura, video), sviluppando il rappporto tra corpo, tecnologia e spazio urbano. I propri spettacoli sono spesso manifesti di pensiero etico e civile, con i quali esprimere le proprie riflessioni o perplessità sul nostro modo di vivere. I suoi spettacoli insomma non sono soltanto spettacoli di danza – fisica, dinamica e intelligente – ma anche di persiero e di idee.
L'ultimo lavoro del coreografo francese, presentato nel luglio dello scorso anno al Festival di Montpellier, parte da una domanda a se stesso inerente "Le quattro stagioni" di Antonio Vivaldi: "Questa musica così conosciuta, così concepita, così sconvolgente, può ancora svelare delle sorprese, delle zone d'ombre, dei segreti?"
Le Quattro Stagioni di Vivaldi sono musica cult, sono poesia e suono, racconto ed emozione. Angelin Prejocaj, sempre attento ai forti temi dell'esistere, coglie in queste Stagioni il senso globale dei rapporti fra uomo e natura, visti come personaggi di una eterna sfida che coinvolge, nelle azioni come nei sentimenti, generazioni dopo generazioni. In un momento in cui il mondo vive con apprensione i problemi del clima e della violazione dell'ambiente, in un periodo di scatenamenti atmosferici e di rovinose tempeste, Prejocaj trova in Vivaldi il miglior alleato.
"Per partecipare all'intrico di piste e all'emissione di interferenze – afferma l'artista d'oltralpe – ho pensato a Fabrice Hyber la cui attività seguo da molti anni con attenzione, divertimento, interesse profondo, anche perché mi è sembrato che fosse l'artista meno evidente in questo progetto: e, pertanto, il più necessario." Dal canto suo Hyber interviene nella coreografia in maniera determinante, creando una "caosgrafia" cioè, usando le sue parole, creando "Una meteorologia su misura... Costruzione di un tempo che l'uno o l'altro crea o subisce…"
A questa ed ad altre domande Prejocaj risponde utilizzando lo strumento del suo lavoro, il corpo dei suoi danzatori, conscio che la gamma di espressioni e di allusioni che il corpo e i movimenti nascondono in sé è tale che il suo vocabolario è inesauribile e gli consente, complice la sua arte, di esprimere ciò che le parole e la ragione non sempre riescono a dirci.
Di formazione classica e post-moderna (studia danza classica e successivamente contemporanea con Karine Waehner e con Merce Cunningham a New York) Angelin Preljocaj è uscito dalla temperie creativa della Nouvelle Danse degli anni Ottanta – nel 1984 fonda la propria compagnia – e i premi ricevuti, insieme alle prestigiose committenze del New York City Ballet, il Royal Ballet, la Staatsoper di Berlino, il Gulbenkian Ballet di Lisbona, il Lyon Opéra Ballet e l'Opéra di Parigi, ne hanno fatto una delle figure più interessanti della scena coreutica internazionale. L'artista si è anche cimentato con esiti più che lusinghieri in rielaborazioni di celebri titoli dei Balletti Russi di Diaghilev come Parade, Spectre de la Rose, Sacre du Printemps, e con il recentissimo Near Life Experience si conferma un metteur en danse dotato di notevole sapientia teatrale.
"Les 4 saisons"
Ballet Preljocaj
musica Antonio Vivaldi Le Quattro Stagioni
coreografia Angelin Preljocaj
"caosgrafia" Fabrice Hyber
luci Patrick Riou e Angelin Preljocaj
costumi Fabrice Hyber, Angelin Preljocaj