

L'opera di Bellini con la regia di Cristina Mazzavillani Muti inaugura la stagione d'opera 2005/2006
"Sono molto legata a I Capuleti e i Montecchi di Bellini, su quest'opera ho costruito la mia prima regia lirica per Ravenna Festival e oggi la ripropongo con grande piacere" con queste parole Cristina Mazzavillani Muti presenta il riallestimento dell'opera che, dopo il felice debutto a Como - cui ha fatto seguito un intenso tour nel circuito dei teatri lombardi di Brescia, Pavia, Cremona ed una parentesi piacentina - venerdì 18 novembre alle ore 20,30 (replica domenica 20 alle 15,30) aprirà la Stagione d'Opera 2005/2006 del Teatro di Tradizione Dante Alighieri di Ravenna.
Il titolo belliniano, che nella produzione firmata da Cristina Muti, si caratterizza per essere stato uno dei primi esempi in Italia per l'utilizzo di tecnologie computerizzate nell'apparato scenico e della spazialità del suono per la parte musicale, torna così sul palcoscenico dove debuttò nel 2001.
"La prima idea fu quella di creare un bellissimo contenitore magico, un acquario in cui fluttuassero emozioni e suoni, canto e musica", così la regia trasforma il racconto appassionato di una storia d'amore che tutti conoscono in un luogo eterno e surreale, archetipo di tutte le storie d'amore e di morte.In questa lettura dell'opera diviene significante la scelta di mezzi nuovi che da una parte sintetizzino la struttura scenica-visiva e dall'altra facciano calare i personaggi ed il pubblico in un contesto spaziale adeguato alle circostanze. Così l'arrivo di Giulietta nella celebre aria "Oh quante volte oh quante", dal punto di vista visivo viene avvolto dalla caduta di foglie che oltre a simboleggiare il bosco, immergono il personaggio nella sua disperata solitudine e malinconia; la scena sarà accompagnata dal suono amplificato dell'arpa, per ricreare la spazializzazione tipica di un luogo aperto.
Tutto questo nel sommo rispetto della musica che, come sottolinea il Maestro Pietro Mianiti, "in Bellini va di pari passo con le parole, e l'esecuzione deve trovare il perfetto equilibrio per far giungere al pubblico il significato delle sue lunghe frasi". In questa 'finzione teatrale' si calano perfettamente le elaborazioni sceniche di Ezio Antonelli che prendono vita da un profondo studio delle opere di Carpaccio che, opportunamente sezionate, ritoccate e ricomposte, diventano i luoghi in cui si dipana la vicenda.
Composta nel 1830 su libretto di Felice Romani per La Fenice di Venezia, l'opera riprende un libretto che Romani aveva composto nel 1825: Giulietta e Romeo, musicato da Nicola Vaccai. Il riutilizzo fu dovuto al forfait di Giovanni Pacini, che costrinse Bellini - già a Venezia per un allestimento del Pirata - a comporre una nuova opera in tempi ristrettissimi. È proprio al legame col vecchio libretto per Vaccai che si deve il riutilizzo - perdurato fino al secolo scorso - di sostituire il finale dei Capuleti belliniani con quello del Giulietta e Romeo di Vaccai: la prassi fu inaugurata da Maria Malibran, che poteva così esibirsi nell'usuale rondò di prammatica per la prima donna, assente nella partitura di Bellini (a Ravenna l'opera sarà presentata nella stesura originale del compositore).
I Capuleti e i Montecchi svolgono lo stesso soggetto trattato da Shakespeare in Romeo e Giulietta, ma non s'ispirano all'opera del drammaturgo inglese bensì dello storico veronese Girolamo Dalla Corte (Romani però conosceva di sicuro la tragedia di Shakespeare). Alle fonti, e ai dettami della censura coeva, si devono le molte differenze tra il melodramma di Bellini e la storia di Giulietta e Romeo nella versione di Shakespeare; un caso per tutti: il Frate Lorenzo shakesperiano diventa il medico della famiglia Capuleti, poiché la censura non vedeva di buon occhio la presenza in scena di religiosi.
A dare volto e voce ai personaggi saranno Roberto Tagliavini, Capellio; Valentina Farcas Giulietta; Paola GardinaRomeo; Giacomo Patti Tebaldo; Gabriele Spina Lorenzo. Pietro Mianiti dirigerà l'Orchestra Lirica I Pomeriggi Musicali ed il Coro As.Li.Co. del Circuito Lirico Lombardo istruito dal maestro Alfonso Caiani.
I costumi di Alessandro Lai e le luci di Fabio Rossi completano la parte visiva dello spettacolo che si avvale di un ampio staff tecnologico: Matteo Panebarco per l'elaborazione delle immagini, Gianni Guerrini e Andrea Mordenti per le videoproiezioni e la cura di BH audio per gli effetti sonori.
Sabato 19 novembre, sempre al Teatro Alighieri alle ore 20.30, è prevista una replica per il pubblico scolastico.