
SABATO 23 E DOMENICA 24 GENNAIO
melodramma comico in due atti rinnovato
libretto di Callisto Bassi
musica di Gaetano Donizetti
nuova edizione critica della Fondazione Donizetti di Bergamo
in collaborazione con Casa Ricordi Milano a cura di Claudio Toscani
(Universal Music Publishing Ricordi)
personaggi e interpreti
Maria Ilina Mihaylova
Tonio Gianluca Terranova
Sulpizio Francesco Paolo Vultaggio
La Marchesa di Lauffen Dionisia Di Vico
Ortensio Giuseppe Pizzicato
Il Caporale Andrea Tabili
La Contessa di Swingen Sara Palana
Il Notaio Antonio D'Acierno
direttore Alessandro D'Agostini
regia, scene e costumi Andrea Cigni
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro As.Li.Co. del Circuito Lirico Lombardo
maestro del coro Antonio Greco
Banda di palcoscenico del Teatro Sociale di Como
nuovo allestimento
coproduzione Circuito Lirico Lombardo, Teatro Alighieri di Ravenna

ARGOMENTO
Atto primo
In un luogo campestre. Gli svizzeri sono stati aggrediti dal nemico, gli uomini si fanno coraggio e le donne pregano; alla fine tutti esultano (Cantiamo, cantiamo che viva il piacer!) quando arriva l'annuncio della ritirata nemica. La Marchesa di Berckenfield attende in una capanna il ritorno del suo intendente Ortensio, inviato in missione e nel frattempo sopraggiunge il sergente Sulpizio con la notizia che la pace è ormai raggiunta e che accoglie affettuosamente Maria, considerata da tutti la "figlia" dell'XI Reggimento e che - secondo lei - è ospite dei soldati fin dalla nascita. I due escono e sopraggiunge il giovane Tonio, che ama la vivandiera ed è deciso a incontrarla. Torna Sulpizio con Maria e l'avverte che è stata vista dai soldati con un corteggiatore, che si sospetta sia invece una spia (Il briccone? uno spione qui venuto ad esplorar). Ma la ragazza narra come il giovane Tonio l'abbia salvata da una caduta mortale e tutto si conclude in una bevuta generale e nel canto (Ciascun lo dice, ciascun lo sa, il Reggimento ch'egual non ha) intonato da Maria e dai soldati stessi. Ma il dovere chiama, è giunta l'ora dell'appello (Sprona il tamburo e incora il bravo militar) e i soldati si allontanano portando con loro Tonio che però torna subito da Maria: i due si confessano il loro amore anche
se Sulpizio, tornato indietro, non manca di rimproverare il giovane.
Il tamburo ritma il "Rantaplan!" cantato dai soldati che si stupiscono di vedere nuovamente fra loro Tonio: il giovane si è arruolato per superare la diffidenza dei "padri" della ragazza e guadagnare quindi con onore l'amore di Maria, che tutti vorrebbero vedere felice accanto al soldato più valoroso del reggimento. Ma ecco giungere Sulpizio con la notizia che la Marchesa di Berckenfield ha saputo di avere in Maria una nipote e che è intenzionata a riavere con sé la ragazza. Fra la commozione di tutti (Partir conviene, convien partir) Maria è costretta a lasciare il reggimento.
Atto Secondo
Siamo ora in un grande salone che comunica con un parco, nel palazzo della Marchesa. Sulpizio è ospite della nobildonna, è convalescente da una ferita al braccio ed è anche molto preoccupato perché Maria non riesce a rassegnarsi alla sua nuova vita, che le impone di frequentare la nobiltà. Lei invece vorrebbe rivedere i soldati del suo reggimento mentre in questo momento è alle prese con lo sgradito compito d'imparare a cantare una noiosa romanza di argomento mitologico (Sorgeva il dì del bosco in seno). Ma la foga dei suoi sentimenti trasforma ben presto la romanza nella canzone del reggimento (Rantaplan! Rantaplan! Rantaplan!), suscitando lo sconcerto della Marchesa che si allontana sdegnata.
Rimasta sola Maria si lamenta del suo destino quando all'improvviso ecco il suono di un'allegra marcia militare: sono proprio i suoi soldati che vengono a farle visita e a loro si uniscono Sulpizio e Tonio; quest'ultimo è in alta uniforme e afferma di aver fatto rapidamente carriera. Sulpizio ordina a Ortensio di accompagnare i soldati nel parco e di offrire loro del vino, mentre Maria è tutta contenta di rimanere con Sulpizio e soprattutto con Tonio (Stretti insiem tutti tre, qual favor! qual piacer!). Ma giunge all'improvviso la Marchesa che gela la ragazza e Tonio, avvertendoli che la nipote è già stata promessa al Duca di Krakentorp; la Marchesa non manca di maltrattare Tonio che se ne va offeso, e anche Maria deve ritirarsi su ordine della zia. Quest'ultima rimane sola con Sulpizio e nel corso del colloquio gli rivela (Nata da illustre stipite) come Maria non sia in realtà sua nipote ma una figlia, nata da un matrimonio non nobiliare con un capitano, che poi dovette fuggire con la bambina. Sulpizio mette al corrente di questa vicenda Maria, che alla fine si arrende al volere della madre; la ragazza sta dunque per firmare l'atto di nozze davanti a un notaio e alla futura suocera, la Duchessa di Krakentorp, quando nel salone irrompono i soldati (Ti rincora, amata figlia: per giovarti siamo qua) con Tonio alla loro testa; alle parole di quest'ultimo, che non vuole veder maritata con la forza la ragazza, Maria risponde narrando ai presenti la storia della sua gaia vita al reggimento. Ma sta comunque per firmare l'atto di matrimonio quando la madre, impietosita, decide di fermarla: l'amore trionfa e Maria potrà dunque sposare Tonio, per la gioia dei due giovani e dei loro amici soldati, mentre i nobili invitati rimangono scornati.