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CANDIDE

Operetta comica in due atti
dal racconto filosofico diVoltaire
musica di Leonard Bernstein

cover Ernani

Il soggetto


Atto primo

In Westfalia, nel castello del barone Thunder-ten-Tronck, vivono i due figli del barone, Maximilian e Cunegonde, la damigella Paquette e Candide: i quattro giovani sono allievi del filosofo Pangloss, che ha insegnato loro che, qualunque cosa accada, vivono nel migliore dei mondi possibili. Da qui deriva la loro felicità. Sorpreso a baciare Cunegonde, Candide viene cacciato dal castello e arruolato a forza nell'esercito degli invasori bulgari. Così incominciano le sue incredibili avventure: sfuggito alla guerra, ritrova il suo maestro Pangloss, mendicante e sfigurato dalla sifilide; insieme sopravvivono a un naufragio e a un terremoto sulle coste del Portogallo.
A Lisbona i due vengono arrestati dalla Santa Inquisizione per eresia: Pangloss è condannato a morte, mentre Candide, dopo essere stato fustigato, continua le sue peregrinazioni. A Parigi ritrova Cunegonde, che ora è l'amante di un ricco ebreo e del cardinale arcivescovo della città. Il giovane uccide i due uomini e fugge con Cunegonde e la sua confidente, la Old Lady. Giunto a Cadice, un capitano gli propone di imbarcarsi per Montevideo, dove i gesuiti venivano massacrati dai missionari protestanti. Candide accetta, felice, e parte con le due donne per il Nuovo Mondo.

Atto secondo

Al mercato degli schiavi di Buenos Aires si ritrovano Paquette e Maximilian, travestito in abiti femminili: di lui si innamora il lussurioso governatore della città, che scopre però il suo vero sesso e lo vende ai gesuiti di Montevideo. Il governatore rivolge le sue attenzioni a Cunegonde, mentre Candide deve fuggire nella giungla insieme al fedele Cacambo.
Giunto all'accampamento gesuita, Candide ritrova Maximilian, divenuto Padre provinciale, e lo ferisce a morte in una lite. Continuando la sua fuga, Candide arriva alla mitica terra di Eldorado, dove tutto risplende d'oro e di pietre preziose. Dopo qualche tempo, però, sente la mancanza dell'amata e decide di riprendere il suo viaggio: raggiunge la costa del Suriname e manda Cacambo a riscattare Cunegonde, ancora prigioniera del governatore. Dopo altre disavventure tutti si ritrovano a Venezia, dove Maximilian è diventato prefetto di polizia, Paquette fa la prostituta e Cunegonde e la Old Lady lavorano alla sala da gioco del perfido Ragotski. Quando riconosce Cunegonde tra le donne che lavorano al casino, Candide avverte una profonda delusione e si interroga sul significato della vita. Cunegonde, la Old Lady, Pangloss, Candide e Maximilian uniscono i propri beni e acquistano una piccola fattoria fuori Venezia. Cancellata ogni illusione, Candide guarda in faccia la realtà e propone a Cunegonde di sposarlo: "Non siamo puri, né saggi, né buoni; / Faremo del nostro meglio. / Costruiremo la nostra casa, taglieremo il nostro bosco, / E coltiveremo il nostro giardino".

 

"Chi, io? Ma no, io no!"
di Leonard Bernstein


Per più di trent'anni (trentacinque, per l'esattezza), mi sono sentito rivolgere sempre le stesse domande: "Perché proprio Candide? Da dove nasce quest'idea, e a cosa aspira?". Ed io ho sempre pensato che la mia risposta sarebbe stata più chiara, forse, se mi fossi posto nei panni non solamente del compositore, ma dello storico; o meglio ancora di una persona qualsiasi vissuta ai tempi della vicenda, durante l'Illuminismo, più o meno nel XVIII secolo. È quella, infatti, l'epoca in cui Voltaire visse, scrisse ed ebbe straordinaria influenza sul pubblico.
Candide è il suo capolavoro: un piccolo romanzo, essenziale ma di grande impatto, che ha stimolato me e la commediografa Lillian Hellman a tentarne una trasposizione musicale. In realtà, il titolo esatto della novella di Voltaire è Candide o dell'ottimismo: il libro nasconde, sotto il velo della satira, un attacco rabbioso a quella dottrina filosofica nota, appunto, come Ottimismo, basata sulle teorie francamente disdicevoli elaborate da un certo Gottfried Wilhelm von Leibniz e rese popolari dal nostro amatissimo poeta Alexander Pope attraverso versi di questo tipo: "Nessuno neghi che qualsiasi cosa, per il solo fatto di esistere, sia giusta" (da Essay on a Man).
Ora, volendo dare retta a Leibniz, le cui idee Pope ha almeno rivestito di poesia, il fatto stesso di credere nell'esistenza di un Creatore sottintende che si tratti di un Creatore buono, anzi del più grande di tutti i creatori possibili, incapace di creare qualcosa che non sia il Migliore dei Mondi Immaginabili. In parole povere: "Tutto ciò che esiste, è giusto". Bisogna ammettere, però, che in questo mondo gli innocenti vengono calpestati con noncuranza, che la maggior parte dei delitti resta impunita e che malattie, morte e miseria imperversano.
Eppure, se considerassimo nel suo insieme l'universo e con esso l'intero progetto divino, non potremmo fare a meno di osservare che tutto questo dev'essere certamente finalizzato ad ottenere il meglio. Almeno, così ci assicura Leibniz...
Naturalmente, Voltaire trovava assurdo questo modo di ragionare. Ma l'assurdità gli parve tanto più evidente ed insopportabile alla fine di quella giornata del 1755 in cui Lisbona venne sconvolta da un terribile terremoto e un numero spaventoso di persone fu spazzato via, ucciso, bruciato, sterminato dalla furia degli elementi. "Se Leibniz avesse ragione - pensò Voltaire - vorrebbe dire che Dio ha bisogno di divertirsi, ogni tanto, spruzzando un po' di insetticida per far fuori, a caso, un milione di moscerini fastidiosi...".
La tragedia di Lisbona, insomma, fu per Voltaire l'ennesima provocazione e lo spinse definitivamente a scrivere Candide, scagliandosi contro ogni tipo di autorità costituita, da quella politica a quella militare e commerciale, ma soprattutto contro una Chiesa colpevole ancora di mandare al rogo gli eretici, di bruciarli vivi, pensando forse, in tal modo, di poter prevenire i terremoti... Come si può realmente credere che tutto sia "buono e giusto", quando i segni del male appaiono evidenti dappertutto? Anche a voler prescindere dalle calamità naturali e dagli incidenti disastrosi, appare chiaro che la volontà deliberata di far del male è troppo insita nell'animo umano perché qualcuno possa veramente credere che quello in cui viviamo sia il migliore dei mondi possibili...
La tragedia, in particolare, che ha spinto Lillian Hellman a prendere in considerazione Candide e a chiedermi di utilizzarlo come base per una nuova opera musicale ha un nome preciso: si chiama maccartismo. Un termine, questo, che oggi viene pronunciato come fosse roba d'altri tempi, quasi cancellata, purtroppo, dalla memoria. Si trattò, invece, di un movimento così simile all'Inquisizione spagnola (non a caso rievocata nel nostro primo atto) da far accapponare la pelle.
Il maccartismo si diffuse nei primi anni Cinquanta del nostro secolo, esattamente duecento anni dopo la tragedia di Lisbona, facendo sì che tutti i valori per cui l'America si era distinta finissero schiacciati sotto i tacchi di un giovane senatore del Wisconsin, Joseph McCarthy, e dei suoi sgherri dell'Inquisizione. Fu l'epoca delle liste nere di Hollywood, della censura televisiva, dei troppi licenziamenti, dei suicidi, degli espatri, dei rifiuti a concedere il passaporto a chiunque fosse solo sospettato di avere avuto contatti, magari una sola volta, con un sospetto comunista.
Posso testimoniare, sulla mia pelle, che tutto ciò è vero.
Anche a me, ad esempio, fu negato il passaporto dal governo degli Stati Uniti: voglio dire dal governo del mio paese. Qualcosa di simile, in fondo, successe anche a Voltaire. E la sua risposta non si fece attendere: utilizzando la satira, facendo leva sul senso del ridicolo, Voltaire porta, attraverso una risata, il suo lettore a riconoscersi e a giustificarsi - "Chi, io? Ma no, io no!" - provocando la discussione. E la discussione, si sa, è il fondamento della democrazia.
Così, inevitabilmente, io e Lillian siamo stati attratti dalla saggezza e dallo spirito corrosivo di Voltaire. In breve abbiamo messo a punto il nostro lavoro con la complicità di un giovane brillante librettista del valore di John La Touche, al quale si è affiancato, in seguito, Richard Wilbur, fino a poco tempo fa poeta laureato degli Stati Uniti. Sono solo due delle tante persone importanti che hanno contribuito a rendere popolare il nostro Candide, in varia misura. Tra i tanti ricordo almeno Hal Prince, Stephen Sondheim, il maestro John Mauceri e il Dr. Jonathan Miller. Ma ora basta, ho parlato già troppo!

I volti del Candide - Il romanzo di Voltaire, il musical di Bernstein e le sue varianti
di Dario Oliveri


La genesi del Candide di Leonard Bernstein, e la storia delle sue tante stesure e riprese, costituisce qualcosa di molto simile al "romanzo di un romanzo" (o meglio al "romanzo di un'opera lirica"). Come afferma Andrew Porter, l'idea di una trasposizione teatrale del labirintico Candide ou L'optimisme (1759) di Voltaire risale addirittura al 1950 e si deve inizialmente a Lillian Hellman, compagna dello scrittore Dashiell Hammett e da molti considerata "la commediografa più prestigiosa d'America".1 Nel 1949, Marc Blitzstein 2 aveva tratto dal suo dramma The Little Foxes l'opera in tre atti Regina, un singolare tentativo di innestare alcuni aspetti dell'opera lirica nel contesto del musical (o viceversa), il cui debutto era stato salutato da Leonard Bernstein con un lungo articolo sul «New York Times».3 Malgrado la notorietà di Lillian Hellman e il suo personale interesse per il teatro musicale (all'inizio degli anni Cinquanta vedono infatti la luce anche
l'opera in un atto Trouble in Tahiti e il musical intitolato Wonderful Town), sembra tuttavia che almeno in un primo momento il compositore abbia sottovalutato l'efficacia del soggetto, ipotizzando piuttosto di realizzare, sempre al fianco di Lillian Hellman, un'opera lirica ispirata alla biografia di Eva Perón.4 La sua decisione di portare sulle scene una versione teatrale del Candide di Voltaire risale pertanto al 1953-1954, e assume un particolare significato anche alla luce del fatto che appena due anni prima Lillian Hellman era stata convocata dalla "Commissione per le Attività Antiamericane" e aveva rivolto all'onorevole John S. Wood una famosa lettera aperta in cui preannunciava la sua intenzione di appellarsi al Quinto emendamento della Costituzione americana e di non rispondere a nessuna domanda che potesse danneggiare altre persone.
Nei primi mesi del 1954, Leonard Bernstein era d'altronde ancora impegnato con le musiche per il film di Elia Kazan On the Waterfront (Fronte del porto),5 ma durante l'estate - che trascorre con la famiglia sull'isola di Martha's Vineyard, al largo del Massachusetts - comincia a lavorare contemporaneamente sia all'abbozzo del Candide che alla Serenade after Plato's "Symposium", che gli era stata commissionata dalla Koussevitzky Foundation per il violinista Isaac Stern.6 In seguito, il lavoro del Candide viene ulteriormente messo da parte per lasciare spazio alla prima puntata di Omnibus (in cui Leonard Bernstein raccontava a un'immensa platea televisiva la genesi della Quinta Sinfonia di Beethoven) e da alcune recite della Sonnambula al Teatro alla Scala, con Maria Callas nel ruolo di Amina e la regia di Luchino Visconti.
Ad ogni modo, nel febbraio del 1955 (e dunque poco prima di trasferirsi a Milano per le prove della Sonnambula), il compositore aveva già realizzato la stesura in bella copia di un abbozzo intitolato Music for "Candide", al quale ricomincia a lavorare durante i mesi estivi.7
In quel periodo, oltre che alla partitura dell'operetta ispirata a Voltaire, la sua attenzione si rivolge tuttavia anche alle musiche di scena per il dramma di Lillian Hellman The Lark (da L'Alouette di Jean Anouilh) 8 e ad un estroso progetto di Jerome Robbins basato sulla trasposizione della Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet (1597) di William Shakespeare nel West Side newyorchese, con le gang giovanili dei Jets e degli Sharks al posto dei Capuleti e dei Montecchi, e la famosa scena del balcone recitata dai due protagonisti - ribattezzati Tony e Maria - su una scala anti-incendio.
Considerando che gran parte della musica per West Side Story risultava già ultimata nel gennaio del 1956, è chiaro che nei mesi successivi Leonard Bernstein riesce finalmente a dedicarsi al suo Candide. A partire da questo momento, la composizione procede infatti a ritmi assai serrati, a volte addirittura frenetici, e il poeta Richard Wilbur, incaricato di scrivere i versi per i brani musicali dello spettacolo,9 si ritrova molto spesso a lavorare su temi già abbozzati in precedenza.
Descritto in partitura come "A comic operetta based on Voltaire's satire", il Candide va in scena per la prima volta, con la regia di Tyrone Guthrie, al Colonial Theatre di Boston il 29 ottobre del 1956 e poi al Martin Beck Theatre di New York, il 1º dicembre dello stesso anno. I ruoli principali erano interpretati da Robert Rounseville (Candide), che nel 1951 aveva cantato la parte di Tom Rakewell nella prima rappresentazione di The Rake's Progress di Igor Stravinsky, insieme con Barbara Cook (Cunegonde) e Max Adrian (Pangloss).
Malgrado le grandi aspettative della vigilia, lo spettacolo finì tuttavia per rivelarsi un autentico "disastro artistico e finanziario",10 rimanendo sulle scene per poco più di due mesi, senza riuscire a offuscare neanche in minima parte la fama di altri musical come Kiss me Kate, On the Town e Wonderful Town (dello stesso Leonard Bernstein), Guys and Dolls, The King and I oppure My Fair Lady, le cui scene e costumi erano firmati da Cecil Beaton.
Nell'ottobre del 1956, Leonard Bernstein era stato nominato Principal Conductor della New York Philharmonic insieme con Dimitri Mitropoulos e nel febbraio dell'anno successivo, mentre lo spettacolo realizzato con Lillian Hellman sta per chiudere i battenti, annota nel suo diario "Candide is on and gone; the Philharmonic has been conducted; back to Romeo. From here, nothing shall disturb the project" ("Candide è ormai cosa fatta; ho diretto la Philharmonic; adesso torniamo al Romeo. D'ora in poi, nulla potrà disturbare questo progetto").
Malgrado il suo debutto non molto felice, a partire dagli ultimi mesi del 1957 il Candide riprende tuttavia il suo cammino e viene rappresentato o eseguito in forma di concerto dapprima a Bloomington (Indiana) e poi in forme via via sempre più diverse dal testo originale anche a Oxford e a Londra (1959), a Los Angeles (1966), a Chicago (1967), a New York (1968), a San Francisco e Los Angeles (1971), ecc.
Nella sua prima versione dello spettacolo, Lillian Hellman aveva scelto di articolare le avventure (o disavventure) di Candide lungo l'arco di sei scene collegate fra di loro da alcuni intermezzi "di viaggio" e ambientate rispettivamente in Westfalia, a Lisbona, a Parigi, a Buenos Aires e Venezia e infine di nuovo in Westfalia. Negli allestimenti teatrali successivi al 1957, realizzati senza il diretto intervento di Leonard Bernstein e in certa misura contro la volontà di Lillian Hellman, la tendenza è stata invece quella di ricostituire il percorso drammaturgico (e dunque la partitura musicale) in funzione di esigenze soprattutto commerciali. In particolare, nelle due produzioni del Chelsea Theatre di Brooklyn (1973) e della New York City Opera House (1982) viene del tutto abbandonato il testo originale di Lillian Hellman, al quale si sostituisce una nuova sceneggiatura realizzata da Hugh Wheeler. Inoltre, viene dapprima soppresso e poi ripristinato circa il 50% della partitura musicale, con il risultato di alterare completamente lo spirito e la struttura dell'opera:11 "In questo modo", scrive infatti John Mauceri, "Candide si era trasformato in un unico, lungo scherzo. I sentimenti, le lacrime e la speranza - tutti elementi che avevano chiaramente motivato Voltaire a scrivere il suo romanzo - erano del tutto assenti nelle versioni del dopo-Hellman; e anche la musica era tutta fuori posto".12
Negli anni successivi, proprio John Mauceri - che d'altronde era stato coinvolto anche negli allestimenti del 1973 e del 1982 - avrebbe curato un'ennesima revisione della partitura, condotta però sotto il controllo di Leonard Bernstein e con il chiaro intento di ricreare l'assetto originale dell'opera: "Questa nuova versione, reintroduce nel testo di Wheeler molti elementi volteriani... Il Candide's Lament, in cui risuona per la prima volta il tema di Cunegonde, è situato laddove il compositore l'aveva sempre voluto, quasi all'inizio dello spettacolo. La musica scritta per gli episodi ambientati a Parigi e a Venezia risulta effettivamente dislocata in quelle scene. Il duetto We Are Women, scritto per l'esordio londinese, viene ripristinato per la prima volta dopo 31 anni.
L'aria Nothing More Than This, scritta già negli anni Cinquanta, viene reinserita nella partitura e collocata laddove desiderava il compositore. Anche il Martin's Laughing Song, scritto nel 1971, rappresenta un recupero di grande importanza. Inoltre, dall'arrivo a Venezia fino al termine della commedia, i brani musicali si susseguono quasi senza dialogo parlato sino allo splendido finale".13
Prodotta dalla Scottish Opera e andata in scena per la prima volta al Royal Theatre di Glasgow il 19 maggio del 1988, la versione curata da John Mauceri costituisce in questi termini la penultima tappa del "romanzo" costituito dalla genesi del Candide: l'ultima è rappresentata infatti dalla ripresa in video dell'esecuzione integrale in forma di concerto diretta da Leonard Bernstein al Barbican Centre di Londra il 13 dicembre del 1989, e dall'incisione discografica (senza dialoghi) realizzata in quello stesso periodo negli studi della Emi di Abbey Road: "Candide", scrive alcuni anni dopo Carlo Maria Cella, "costituisce dunque l'ultima incisione importante di Bernstein, soprattutto in veste di direttore di una sua opera. Realizzata poco prima della sua ultima apparizione ufficiale sul podio di Berlino (25 dicembre 1989), in occasione della caduta del Muro, è anche il suo 'testamento spirituale', il suo lascito teatrale più scintillante insieme con West Side Story".14
Durante gli anni in cui Candide smarrisce e poi riacquista gradualmente la sua vera natura di operetta "filosofica" e brillante,15 l'Ouverture con la quale si inaugura il primo atto vive di vita propria, imponendosi ben presto come uno dei brani più noti e più eseguiti del repertorio sinfonico di Leonard Bernstein. Indicato in partitura come "Allegro con molto brio", il pezzo si configura dal punto di vista formale come una sintesi tra la forma-sonata e il consueto prélude-potpourri basato su alcuni dei temi più pregnanti dell'opera. Dopo che l'orchestra ha eseguito, nelle prime sei battute, una vigorosa fanfara in "fortissimo", gli archi enunciano infatti uno scoppiettante e vivace primo tema (batt. 7-46) che riaffiorerà subito dopo nel quintetto The Best Of All Possibile Worlds. Seguono, nell'ordine, un secondo tema quasi bandistico (batt. 47-61) che anticipa la successiva Battle Music, un episodio di transizione in cui prevale il timbro scintillante dei fiati (batt. 62-82) e infine un luminoso terzo tema in Si bemolle maggiore (batt. 83-133) che proviene invece dal duetto Oh, Happy We. La breve sezione di sviluppo è in realtà una sorta di ripresa variata dei tre temi precedenti che sfocia "senza rallentare" nell'enunciazione di un quarto tema (batt. 207-231) tratto dalla sezione "Allegro molto" dell'aria di Cunegonde Glitter And Be Gay e concepito come una sorta di crescendo rossiniano che si conclude, dopo un passaggio "Più mosso", con una veloce, quasi concitata ricapitolazione dei tre temi iniziali.
La prima scena dell'opera, ambientata in Westfalia, "nel castello del signor barone di Thunder-ten-Tronck", comincia con un breve Westphalia Chorale ("Andante pomposo"; testo di Leonard Bernstein) per sole voci, al termine del quale una voce recitante presenta i protagonisti della vicenda: Candide, "nipote illegittimo del barone Thunder-ten-Tronck e autentica incarnazione dell'innocenza"; la bella Cunegonde, figlia del barone (e dunque cugina di Candide); il fratello Maximilian, vanitoso e orgoglioso all'eccesso; la graziosa cameriera Paquette. In particolare, il giovane Candide si presenta al pubblico cantando Life Is Happiness Indeed, un breve "Allegretto a la Gavotte" (testo di Stephen Sondheim) al quale fa seguito il quartetto Life Is Absolute Pefection in cui i ragazzi fanno a gara per decidere chi fra di loro è il più felice e fortunato.
Tutta questa gioia dilagante è il risultato dei buoni insegnamenti del filosofo Pangloss, alter ego di Gottfried W. Leibnitz, che stando alle parole di Voltaire "insegnava la metafisico-teologo-cosmoscemologia" e dimostrava per via induttiva "che in questo che è il migliore dei mondi possibili, il castello del barone era il più bello dei castelli, e la signora baronessa la migliore delle baronesse possibili".16
Pangloss e i suoi allievi cantano insieme il vivace quintetto The Best Of All Possibile World" ("Allegretto. Bright and Fast"; testo di John La Touche). Si tratta di uno dei brani più brillanti e accattivanti del Candide: introdotto da una serie di trilli che derivano dal primo tema dell'Ouverture, Pangloss fa ripassare la lezione ai quattro ragazzi su un vivace ritmo sincopato che ricorda invece la scena iniziale di Trouble in Tahiti. Malgrado le obiezioni di Maximilian (What about snakes?) e di Candide (What about war?), alle quali risponde peraltro assai "scientificamente", Pangloss è convinto che "c'è una buona ragione per qualsiasi cosa" e che "tutto va per il meglio, in questo che è il migliore dei mondi possibili". I suoi allievi ripetono a memoria la lezione, esclamano a turno Quod erat demonstrandum! e subito dopo intonano un breve corale a quattro voci ("Andante con moto") in cui Leonard Bernstein, autore in questo caso anche del testo, riprende la famosa sentenza di Alexander Pope "One truth is clear, whatever is, is right" ("Una sola verità è chiara, qualunque cosa accada, è giusta") trasformandola tuttavia come segue: "We have learned, and understood, / Everything that is, is good; / Everything that is, is planned, / Is wisely planned, is right and good".
A questo punto, accade però che passeggiando nei pressi del castello Candide scorge fra i cespugli il dottor Pangloss mentre impartisce "una lezione di fisica sperimentale"17 alla docile Paquette. Ispirato dall'esempio del suo maestro, il giovane dichiara il proprio amore a Cunegonde e intona con lei il duetto Oh, Happy We (testo di Richard Wilbur), che dopo una prima sezione "Allegretto con anima", in cui si svela che i due ragazzi si amano malgrado la totale differenza di opinioni su ogni cosa, converge verso una stretta finale "Allegro vivo". Candide e Cunegonde si giurano amore eterno, ma purtroppo il barone Thunder-ten-Tronck non riesce a condividere il loro entusiasmo e preferisce scacciare l'ingenuo protagonista "a gran pedate nel sedere".18
All'inizio della seconda scena, Candide si ritrova dunque ormai esiliato dal suo piccolo paradiso terrestre e costretto a vagare nelle campagne della Westfalia. Incredulo e afflitto, egli intona la prima delle sue meditazioni, It Must Be So ("Slow and free, like a folk song"; testo di Richard Wilbur), la cui limpida melodia tenorile si dispiega fra Re maggiore e Re minore, mentre l'arpa risuona nostalgicamente "like a lute".
Naturalmente, il ragazzo non dubita neppure per un istante delle parole del suo maestro, neppure quando viene arruolato con la forza nell'esercito bulgaro (in realtà prussiano), sottoposto a una disciplina tutt'altro che umana e punito con "quattromila vergate che, dalla nuca al sedere, gli misero a nudo muscoli e nervi".19
Frattanto, all'inizio della terza scena, un'armata nemica invade la Westfalia e malgrado le preghiere del barone e della sua famiglia (Westphalia Chorale) il castello di Thunder-ten-Tronck viene assaltato e distrutto. Nel corso della battaglia (Battle Scene), vengono uccisi anche Paquette, Pangloss, Maximilian e persino Cunegonde ("dopo esser stata violata quanto si può esserlo"), mentre al povero Candide non resta altro da fare che aggirarsi fra le rovine fumanti del castello intonando uno sconsolato canto d'addio (Candide's Lament; testo di Richard Wilbur), in cui risuona un caratteristico tema di quattro note (Do, Do, Si bemolle, La) e si conclude in pianissimo su un limpido accordo di Re minore.
La scena successiva, si svolge "Elswhere in Westphalia" ed è ambientata qualche tempo dopo, mentre Candide è ospite nella casa di un "buon anabattista" che lo ha salvato dalla fame. Un giorno, mentre passeggia, il ragazzo incontra per puro caso "un mendicante tutto coperto di pustole, con gli occhi spenti, la punta del naso corrosa [e dunque ricoperta da un pezzo di latta], la bocca distorta, i denti neri e la voce gutturale". Si tratta, incredibile ma vero, del dottor Pangloss, che malgrado le sue terribili disavventure è ancora convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili: nel song Dear Boy (testo di Richard Wilbur) egli spiega infatti che pur essendo sfigurato dalla sifilide sa bene che ogni sua sofferenza proviene in realtà dall'amore e dalle leggi sapienti della natura, così come il miele proviene dalle api, che d'altronde - come tutti sanno - a volte pungono. Inoltre, aggiunge, "se Colombo non avesse preso in un'isola dell'America questa malattia [...], non avremmo né cioccolata né cocciniglia".20 Dal punto di vista musicale, il pezzo scaturisce dall'alternanza di tre strofe in tempo assai marcato ("Allegro con spirito, all'Ungherese") e di un dolce ritornello dal tono quasi pastorale ("Andantino"), che si conclude ogni volta con un acuto in pianissimo del solista, sostenuto dalle voci dei tenori e dei bassi.
Fiduciosi nella sorte, ma ansiosi al tempo stesso di lasciare la Westfalia, i tre amici - Candide, Pangloss e l'anabattista - decidono di imbarcarsi per Lisbona, ma proprio in vista della città il vascello viene assalito "dalla più orribile tempesta" e l'anabattista, dopo avere salvato dai flutti un marinaio cade egli stesso in mare e viene lasciato annegare nell'indifferenza generale (Storm Music). A dire il vero, Candide avrebbe voluto gettarsi fra le onde per salvarlo, ma il filosofo Pangloss glielo impedisce, dimostrandogli "che la rada di Lisbona era stata appositamente formata perché l'anabattista ci annegasse". Proprio durante questa dimostrazione a priori, "il vascello si spacca" e Candide e il suo maestro raggiungono la riva a cavallo di una tavola. Non appena i due naufraghi mettono piede a Lisbona, la città viene d'altronde rasa al suolo da un mostruoso terremoto (Earthquake Music) e poco dopo Candide e Pangloss vengono entrambi arrestati da un agente dell'Inquisizione.
La scena successiva si svolge pertanto nella piazza principale di Lisbona, dove è stato allestito un grandioso autodafé. Si tratta, per quanto riguarda la musica, di un episodio assai articolato e complesso, che si apre con una sezione "Presto" dove il coro intona con grottesca allegria "What a day, what a day / For an auto-da-fé! / What sunny summer sky! / What a day, what a day / For an auto-da-fé! / It's a lovely day for drinking / And for watching people fry!". Segue un brillante song di Pangloss, con interventi di Candide e del coro, in cui egli sostiene di non potere essere giustiziato a causa della sua malattia e ne illustra, con molti dettagli, l'albero genealogico.21 Il filosofo conclude la sua perorazione dichiarando che, in fondo, la diffusione della sifilide "rende tutti una piccola famiglia", ma il coro a questo punto lo zittisce e ricomincia imperterrito a cantare "What a day, what a day / For an auto-da-fé!". Dopo un vigoroso interludio strumentale in cui si accentua il carattere di fiesta scellerata del pezzo, risuona all'improvviso una fanfara squillante che segna l'entrata del Grande Inquisitore e del suo seguito. A questo punto, la musica assume un carattere di liturgica cupezza, con il coro che risponde "in eco" alle domande degli inquisitori. Di tanto in tanto, irrompono in canone le voci dei soprani e dei contralti ("Allegro giocoso, ma leggiero"), ma il clima generale rimane assai tenebroso. Alla fine, tra le esclamazioni del coro, il Grande Inquisitore esclama: "Il grande momento è arrivato!". Mentre Candide viene frustato a sangue, il popolo intona un canto liturgico feroce e tempestoso, quasi la parodia di un arcaico Dies Irae. Ad un tratto, Pangloss tenta di prendere la parola, ma viene subito impiccato tra i clamori della folla che esclama, per l'ultima volta, "What a day!".
A quel clima di follia collettiva fa seguito la ripresa di It Must Be Me ("Andante", poi "Slow and free, like a folk song"; testo di Richard Wilbur), in cui Candide prende commiato - pur senza perdere il suo fondamentale ottimismo - dall'amato Pangloss. Al termine del pezzo, il narratore racconta però che in quello stesso momento, in Francia, una "misteriosa bellezza mascherata" ha catturato non soltanto il cuore di un ricco ebreo di nome Don Issacher, ma persino quello del cardinale arcivescovo di Parigi.22 Dopo avere lungamente discusso fra di loro, i due amanti hanno deciso che il primo avrebbe trascorso con la sua amante il lunedì, il mercoledì e il sabato, mentre all'altro sarebbero toccati gli altri giorni della settimana (con l'unico problema di chiarire a chi appartenga la notte fra il sabato e la domenica). Durante un breve pezzo strumentale (Paris Waltz Scene), la "donna misteriosa" - che altri non è che Cunegonde - danza sulla scena con l'ebreo e il cardinale, mentre appare per la prima volta il personaggio della Old Lady. Al termine del valzer, la ragazza intona l'aria Glitter And Be Gay ("Tempo di Valse Lento" poi "Allegro molto"; testo di Richard Wilbur), in cui dà voce alla sconfinata tristezza del suo cuore infranto, cui si aggiunge anche l'obbligo di apparire ad ogni istante bella e felice.23 Il risultato è una brillante cavatina con cabaletta finale, dove all'accorato cantabile iniziale ("Glitter and be gay, / That's the part I play") si contrappone una sezione scandita da un esuberante ritmo latino, che culmina - dopo un breve recitativo ("Enough, enough / Of being basely tearful!" - in una serie di virtuosistici passaggi di coloritura, con l'immancabile acuto finale (La bemolle) seguito da una risata.
Spinta dalle sue disgrazie sino ai limiti più estremi della follia e del cinismo, Cunegonde non può immaginare che frattanto è approdato a Parigi il suo amato Candide: quando si incontrano, i due ragazzi sono come paralizzati o avvinti da un sogno e cantano insieme il duetto You Were Dead, You Know ("Allegretto un poco agitato" poi "Più mosso. Fast waltz"; testo di John La Touche). Le loro effusioni vengono tuttavia interrotte dalla Old Lady che annuncia l'arrivo dell'ebreo e del cardinale, che vengono però entrambi assassinati da Candide. A questo punto, per i tre personaggi non rimane altra speranza che la fuga, e dopo essere arrivati in una locanda di Cadice la Old Lady decide finalmente di sciogliere il tragico enigma della sua identità. Al termine del racconto, Cunegonde si accorge tuttavia di essere stata derubata dei suoi gioielli e pertanto la Old Lady decide di cantare qualcosa per ripagare la cena. È il momento del tango I Am Easily Assimilated ("Moderato"; testo di Leonard Bernstein), in cui la donna - perfettamente immedesimata nello scenario della musica latina - rivela di non essere affatto spagnola, bensì originaria di Rovno Gubernya (che in realtà, come confessa Leonard Bernstein durante l'esecuzione del Candide al Barbican Centre, non ha nulla a che vedere con il romanzo di Voltaire, ma è soltanto il luogo di nascita di suo padre, "somewhere in the southern region of Russia, in the Ukraine").24
Disperato e ormai privo di mezzi, con il terrore di essere agguantato dalla polizia francese, Candide accetta di arruolarsi nella flotta radunata dal re di Spagna "per ridurre alla ragione i reverendi padri gesuiti del Paraguay". La sua speranza è che almeno il Nuovo Mondo sia realmente "il migliore degli universi possibili". Durante la traversata, Candide e le due donne cantano, insieme con il capitano e l'equipaggio, il quartetto finale del primo atto ("Con moto"; testo di Richard Wilbur), in cui risuona il tema iniziale del Candide's Lament insieme ad un nuovo tema legato piuttosto all'idea della speranza di una vita migliore sull'altra sponda dell'oceano.
Il secondo atto dell'opera comincia con una breve Entr'acte ("Presto", poi "Allegro moderato" e "Poco meno mosso") che nell'edizione discografica del 1989 viene tuttavia sostituita dalla ripresa del corale Universal Good.
Dopo una traversata almeno per una volta davvero serena, i tre viaggiatori sbarcano finalmente a Buenos Aires e non si accorgono della presenza di Maximilian e Paquette, miracolosamente scampati alla morte ed entrambi travestiti da schiave. Il governatore della città, don Fernando d'Ibaraa y Figueroa y Mascarenes y Lampourdos y Souza, "whose moustache is even longer than his name", si innamora a prima vista di Maximilian, ma dopo avere scoperto il suo errore preferisce rivolgersi a Cunegonde (mentre il giovane barone si allontana in compagnia di un amorevole padre gesuita). Per accattivarsi le simpatie della ragazza, il governatore canta con lei il duetto My Love ("Allegro maestoso"; testo di Richard Wilbur e John La Touche) e si impegna a sposarla al più presto possibile.
L'opera prosegue poi con un breve duetto fra Maximilian e il governatore ("Allegretto maestoso"; testo di Richard Wilbur e John La Touche), seguito da un breve trio intitolato Quiet ("Andante trattenuto"; testo di Richard Wilbur). Si tratta di uno stranissimo esempio di variazione su una serie dodecafonica in cui Cunegonde e la Old Lady si lamentano della noia insopportabile della loro vita nel palazzo del governatore e quest'ultimo - esasperato della loro voci - esclama di tanto in tanto "Quiet!".
Nel frattempo Candide ha raggiunto la missione dei gesuiti insieme con il servo Cacambo e si accorge, con sua grande sorpresa, che la Madre superiora e il Fratello superiore non sono altri che Paquette e Maximilian (Alleluia; testo di Richard Wilbur). Quando lo sprovveduto ragazzo confessa al frate-barone il suo desiderio di sposare Cunegonde, quest'ultimo si oppone tuttavia drasticamente, costringendo l'altro ad ucciderlo. A quel punto, Candide e Cacambo si rifugiano nella giungla amazzonica dove incontrano alcune fanciulle che hanno scelto per amanti delle scimmie e una tribù di cannibali che si ciba soltanto di gesuiti. Alla fine, i due disgraziati raggiungono - per
puro caso, com'è naturale - i confini del paese d'Eldorado, dove "le pietre nella sabbia sono pietre preziose e la polvere è polvere d'oro". L'orchestra esegue a questo punto la parodia di una tipica colonna sonora da film d'avventure (Introduction To Eldorado) e subito dopo Candide canta, insieme con il coro, un grazioso "Allegretto" in Mi bemolle maggiore (The Ballad Of Eldorado; testo di Lillian Hellman), segnato da una serie di mutamenti di tempo (5/8, 3/4, 5/8, 7/8, ecc.) che rendono ancor più morbido e fluente il fraseggio del solista.
Pur comprendendo di avere finalmente trovato il "migliore dei mondi possibili", Candide non riesce tuttavia a dimenticare la sua Cunegonde. Avendo ricevuto in dono dagli abitanti di Eldorado un'immensa quantità di pietre preziose e di polvere d'oro, decide pertanto di abbandonare quel paradiso terrestre e di raggiungere la colonia olandese di Suriname. Dopo avere appreso che Cunegonde "è l'amante favorita di monsignore", il ragazzo incarica tuttavia il suo servo Cacambo di riscattare la fanciulla e di raggiungerlo con lei a Venezia. Subito dopo, s'imbarca su un vascello in compagnia di un erudito di nome Martin, un buon uomo che dopo essere stato "derubato dalla moglie, picchiato dal figlio e abbandonato dalla figlia" si è ormai convinto di vivere "nel peggiore dei mondi possibili". Martin è, sotto ogni punto di vista, l'esatto contrario di Pangloss e non a caso, il suo bizzarro e spigoloso Words, Words, Words ("Tempo di Bolero. Allegro marcato" poi "Allegro molto"; testo di Leonard Bernstein) si configura come l'antitesi del quintetto The Best Of All Possibile Worlds, che viene anche ripreso testualmente nella sezione centrale del pezzo, sia pure con testo del tutto diverso: "Don't make me laugh! / Don't make me titter! / All wheat is chaff, / All pills are bitter. / Nothing to trust in / This worst of all possibile worlds. / All ends in dust in / This worst of all possibile worlds".
Gli abitanti di Suriname salutano la partenza del vascello, che si chiama "Santa Rosalia", augurando Bon Voyage (testo di Richard Wilbur) con un "Allegretto vivace" di squisita fattura poliritmica, ma naturalmente i due viaggiatori si ritrovano ben presto vittime di un ennesimo naufragio: Martin scompare così tra i flutti, mentre Candide riesce per puro caso a mettersi in salvo su una galera a bordo della quale incontra ben cinque sovrani senza più un regno. Inoltre, fra i tanti forzati, ne intravede uno che rema particolarmente male e che non è altri che il dottor Pangloss, "il più profondo metafisico di Germania".
Insieme con Candide e il suo maestro, i cinque re detronizzati intonano The King's Barcarolle (testo di Richard Wilbur), un "Andantino quasi allegretto" scandito dal ritmo dei remi e del tamburo che incita i forzati al lavoro.
Giunti finalmente a Venezia, dove impazza frattanto il carnevale, tutti quanti si precipitano al casino, mentre Candide si mette invece alla ricerca di Cunegonde.
Naturalmente, egli non vede l'ora di abbracciare la fanciulla amata, ma la vita gli riserva ancora molte amare sorprese: Maximilian, miracolosamente scampato alla morte, è infatti diventato prefetto di polizia (cinico e corrotto come impone la parte), Paquette è ormai la prostituta più famosa della città, mentre Cunegonde e la Old Lady lavorano entrambe ai tavoli della roulette. Per quanto riguarda la partitura musicale, l'atmosfera elegante e soffusa del casino viene evocata in un breve episodio intitolato Money, Money, Money ("Andante con moto"; testo di Richard Wilbur), al quale fanno seguito la polka We Are Women ("Allegretto con grazia"; testo di Leonard Bernstein), in cui Cunegonde e la Old Lady celebrano il proprio appeal intramontabile; il brillante, mondanissimo ensemble What's The Use ("Tempo di Valzer Veneziana"; testo di Richard Wilbur); e infine un più vasto episodio denominato The Venice Gavotte ("Allegretto a la Gavotte"; testo di Richard Wilbur e Dorothy Parker), in cui Pangloss vince una somma favolosa alla roulette e Candide discute con Cunegonde e con la Old Lady senza che nessuno riconosca l'altro, essendo tutti mascherati. La musica è inizialmente quella dell'aria Life Is Happiness Indeed, che in seguito di alterna e infine si sovrappone ad un tema del tutto nuovo (Milions of rubles and lire and francs), ma anche alla ben nota melodia di Life Is Absolute Perfection, dando vita a una pagina di scintillante scrittura vocale. Felice di avere conquistato "the best of all possibile banks", Pangloss si accinge a trascorrere una notte di follie, ma sul più bello Candide e Cunegonde si tolgono le maschere restando folgorati dalla sorpresa. Rimasto senza parole, Candide prorompe tuttavia in una sorta di lirico lamento che affida questa volta all'aria Nothing More Than This ("Andante"; testo di Leonard Bernstein).
A partire da questo momento, l'opera si avvia alla sua conclusione: con il denaro vinto alla roulette da Pangloss, l'ormai triste e rassegnato Candide acquista infatti una piccola fattoria nei pressi di Venezia. "Sarebbe naturale immaginare", scrive Voltaire, "che dopo tante avventure Candide [...] conducesse la vita più piacevole del mondo", ma in realtà Cunegonde, "che si faceva ogni giorno più brutta, divenne bisbetica e insopportabile; la Vecchia era inferma, e di umore anche più cattivo di quello di Cunegonde; [...] Pangloss, infine, si disperava di non brillare in qualche università di Germania".25 Dopo un'ultima ripresa del corale Universal Good ("Andante con moto"; testo di Leonard Bernstein e Lillian Hellman), questa volta sull'incipit "Life is neither good nor bad. / Life is life, and all we know", l'intera compagnia intona comunque un lungo, accorato episodio finale dal titolo Make Our Garden Grow ("Andante moderato" poi "Maestoso" e "Maestoso molto"; testo di Richard Wilbur). La sezione d'apertura è in realtà un duetto fra Candide e Cunegonde, basato sulla variazione delle prime note del Candide's Lament: nella stretta conclusiva i due protagonisti cantano insieme "We're neither pure nor wise nor good; / We'll do the best we know. / We'll build our house, and chop our wood, / And make our garden grow".
Questo inciso viene ripreso subito dopo da tutti gli altri personaggi e infine dal coro, mentre l'orchestra dipinge, nelle ultimissime battute del pezzo, uno scenario luminoso e vastissimo, che forse rivela il significato più profondo di quella frase così apparentemente così banale: "Ben detto, ma dobbiamo coltivare il nostro giardino".

1 S. Gastaldi, Fuori i Rossi da Hollywood. Il maccartismo e il cinema americano, prefazione di O. Diliberto, Torino, Lindau 2004, p. 126.
2 Pressoché sconosciuto al pubblico italiano, Marc Blitzstein (Philadelphia 1905 - Fort-de-France, Martinica, 1964) è in realtà una delle figure più interessanti della scena musicale americana. Allievo di Nadia Boulanger a Parigi e di Arnold Schönberg a Berlino, debutta con una serie di lavori "furiosamente di protesta, dissonanti e percussivi" (Mellers). In seguito, si dedica soprattutto al teatro musicale realizzando, con The Cradle Will Rock (1937), un geniale esperimento di contaminazione fra musical, opera lirica e teatro di prosa. Nel 1946, Leonard Bernstein dirige la sua Airborne Symphony con Orson Welles nella parte del Monitor. Dopo la scomparsa di Kurt Weill, nel 1950, riceve da Maurice Abranavel l'incarico di realizzare una nuova versione dell'Opera da tre soldi che va in scena nel 1954 al Theatre de Lys di New York, con Lotte Lenya nel ruolo di Seereuber-Jenny (Cfr. R. Sanders, The Days Grow Short. The Life and Music of Kurt Weill, Weidenfeld & Nicolson, Londra 1980, pp. 400-401). Le circostanze della sua morte, crudelmente pasoliniane, sono rievocate da Truman Capote nel primo racconto di Music for chameleons (trad. it. di M.P. Dettore con il titolo Musica per camaleonti, Milano, Garzanti 1980, pp. 17-29).
3 L. Bernstein, Prelude to a Musical Adaptation, in «The New York Times», 30 ottobre 1949.
4 P. Myers, Leonard Bernstein, Londra, Phaidon Press Limited 1998, p. 86.
5 Reso memorabile dall'interpretazione di Marlon Brando (che tre anni dopo il successo di Un tram che si chiama desiderio dà vita al personaggio del pugile fallito Terry Maloy), il film ottiene ben dodici nomination, tra cui anche quella per la migliore colonna sonora originale. Alla fine, tuttavia, Leonard Bernstein manca il bersaglio e il premio Oscar viene assegnato al "veterano" Dimitri Tiomkin e alle sue musiche per il film di William A. Wellmann The High and the Mighty (Prigionieri del cielo). L'anno successivo, Leonard Bernstein realizza tuttavia una Symphonic Suite from "On the Waterfront", dedicata al figlio Alexander Serge ed eseguita per la prima volta a Tanglewood (Massachusetts) l'11 agosto del 1955.
6 Dedicato "All'amata memoria di Serge e Natalie Koussevitzky", il brano si costituisce di cinque movimenti (Phædrus-Pausanias, Aristophanes, Erixymachus, Agathon e Socrates-Alcibiades) e prevede l'apporto di un violino solista e di un'orchestra d'archi con arpa e percussioni. La prima esecuzione assoluta si è svolta al Teatro La Fenice di Venezia il 12 settembre del 1954. Nel luglio del 1959, il coreografo Herbert Ross ne ha invece realizzato una versione in forma di balletto nell'ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto.
7 Questa primissima versione dell'opera, oggi custodita presso la Library of Congress di Washington D.C., risulta assai diversa da quella rappresentata a New York l'anno successivo. Tra l'altro, il manoscritto include anche l'abbozzo di un duetto d'amore senza parole che in seguito sarebbe riapparso, col titolo One Hand, One Heart, nella partitura di West Side Story.
8 Si tratta di una pièce teatrale su Giovanna d'Arco, in cui Lillian Hellman allude probabilmente alla sua stessa esperienza di fronte alla "Commissione per le Attività Antiamericane". Lo spettacolo, interpretato da Julie Harris, è andato in scena a New York il 17 novembre del 1955, restando in cartellone per ben 229 sere consecutive. Nella partitura di Leonard Bernstein, le "voci" che ispirano Giovanna d'Arco vengono rappresentate da un canto "a cappella" che l'autore avrebbe riutilizzato molti anni dopo nella sua Missa Brevis del 1998.
9 Nel corso degli anni, e con il moltiplicarsi delle versioni e degli allestimenti dell'opera, l'elenco dei collaboratori letterari si sarebbe esteso fino a includere, oltre a Lillian Hellman e allo stesso Leonard Bernstein, anche Stephen Sondheim, John La Touche e Dorothy Parker. Ad ogni modo, lo spartito della "Scottish Opera Version" del 1989, pubblicato nel 1994 dall'editore Boosey & Hawkes, riporta sul frontespizio di ogni numero musicale l'esatta indicazione dell'autore del testo.
10 Tyrone Guthrie in A. Porter, Candide: An Introduction, note di copertina dell'edizione discografica Deutsche Grammophon 429 734-2, 1991, p. 11.
11 La versione rappresentata al Chelsea Theater il 20 dicembre del 1973 si articola in un solo atto e prevede un arrangiamento della partitura orchestrale per un ensemble di 13 elementi. In quell'occasione, il testo di Lillian Hellman, considerato fin troppo "letterario" e dispersivo per la drammaturgia di un musical, è stato sostituito da una nuova sceneggiatura appositamente realizzata da Hugh Wheeler proprio per aggirare gli ostacoli posti dall'autrice ad una più radicale trasformazione del proprio lavoro. A partire dal 1973, e persino nella "Scottish Opera Version" del 1988, la paternità del testo viene dunque attribuita a Hugh Wheeler, mentre Lillian Hellman figura soltanto come autrice della Ballad of Eldorado e co-autrice, insieme con Leonard Bernstein, di una delle varie versioni del corale Universal Good.
12 John Mauceri in A. Porter, Candide cit., p. 37.
13 Ivi, pp. 37-38. Riguardo al confronto tra la versione originale del 1956, la "Chelsea Version" del 1973 e la "Scottish Opera Version" del 1988, cfr. anche le tavole sinottiche predisposte da Andreas Jaensch nel suo Leonard Bernsteins Musiktheater. Auf dem Weg zu einer ameikanischen Oper, Kassel, Bärenreiter 2003, pp. 136-138.
14 C.M. Cella, L'Arte del dirigere. Bernstein concertatore d'opera, in AA.VV., Leonard Bernstein. Una traccia per la memoria, a cura di Roberto Tirapelle, Verona, Cierre 1992, p. 60.
15 Come osserva Andrew Porter, è stato lo stesso Leonard Bernstein a suggerire il termine "operetta", che d'altronde figura anche nell'edizione pubblicata da Boosey & Hawkes nel 1994. Rispetto a quel che accade in West Side Story, dove il compositore "fa uso di un linguaggio più intenzionalmente 'alla maniera di Broadway', Candide si avvicina infatti di più all'operetta classica: più elegante ed ingegnosa, potremmo dire, nella sua elaborazione musicale, più differenziata nella sua estrema varietà formale, più complessa nel suo sistema di rimandi tematici, e dispiegante una disinvolta libertà nell'allusione agli stili del passato" (A. Porter, Candide cit., pp. 38-39). A questo riguardo, cfr. anche Leonard Bernstein in A. Jaensch, Leonard Bernsteins cit., p. 103.
16 Voltaire, Candide ou L'Optimisme (1759); trad. it. Giovanni Fattorini con il titolo Candido ovvero L'Ottimismo, Milano, Bompiani 1986, pp. 5-6.
17 Ivi, p. 6.
18 Ivi, p. 7.
19 Ivi, p. 9.
20 Ivi, p. 15.
21 Ibidem. È da notare, che nel romanzo di Voltaire il racconto di Pangloss è situato, anziché nel cap. vi ("Come si fece un bell'autodafé..."), nel cap. iv ("Come Candide incontrò il suo vecchio maestro...") e dunque precede di alcune pagine l'inizio delle avventure - o disavventure - del protagonista a Lisbona.
22 Ancora una volta, il libretto dell'opera si discosta notevolmente dal romanzo di Voltaire, in cui la vicenda in questione è ambientata a Lisbona e viene narrata immediatamente dopo la scena dell'Autodafé: cap. viii ("Storia di Cunegonda").
23 Questo tema, che non figura nel testo originale ed è dunque da intendersi - sul piano drammaturgico - quale apporto originale di Richard Wilbur, deriva probabilmente da un passaggio del cap. xxiv del romanzo di Voltaire ("Di Pasquetta e di Fra Garofalo"), in cui Paquette, incontrata da Candide a Venezia mentre passeggia sotto braccio di un teatino, confessa quanto segue: "Ah! Signore, ecco un'altra miseria del mestiere. Proprio ieri sono stata picchiata e derubata da un ufficiale, e oggi devo sembrare di buon umore per piacere a un monaco" (Voltaire, Candide cit., p. 82).
24 Nel corso del concerto, Leonard Bernstein fa riferimento anche all'enorme difficoltà di trovare una rima con "Gubernya" e all'idea di far cantare al coro la frase, del tutto surreale, "Me muero, me sale una hernia". È da notare, che l'episodio della Old Lady che canta nella locanda è del tutto inventato - probabilmente dallo stesso compositore - e che nel romanzo di Voltaire il racconto della Vecchia si svolge invece durante la traversata dalla Spagna verso il Nuovo Mondo: capp. xi ("La storia della Vecchia") e xii ("Seguito della disgrazie della Vecchia").
25 Voltaire, Candide cit., p. 102.