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LA BOHÈME

(Scene da La vie de bohème di Henry Murger)
4 quadri di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di GIACOMO PUCCINI

Il soggetto

Quadro primo
In una soffitta di Parigi vivono quattro giovani artisti - il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard ed il filosofo Colline. I soldi sono pochi, spesso non si mangia, ma la gioventù e l'incoscienza aiutano a superare molti ostacoli. È la vigilia di Natale. Rodolfo e Marcello, non riuscendo a lavorare per il freddo che attanaglia la soffitta, per riscaldarsi sono costretti a bruciare il manoscritto di un dramma di Rodolfo. Vengono raggiunti da Colline, desolato, senza un soldo, ma poi anche da Schaunard, esultante, con legna, cibo e denaro, frutto di un ingaggio tanto inaspettato quanto strano. I quattro amici decidono di festeggiare la vigilia di Natale al Quartiere Latino, quando giunge, non gradito, il padrone di casa Benoît a reclamare l'affitto arretrato. Istigato a bere dai quattro, il vecchio si lascia andare ad inopportune confidenze sulle sue infedeltà coniugali venendo per questo malamente cacciato dai quattro inquilini, improvvisamente trasformati in difensori della morale. Marcello, Colline e Schaunard lasciano la soffitta per dirigersi al Café Momus mentre Rodolfo rimane per finire un articolo di giornale, promettendo di raggiungerli a breve. Mentre sta scrivendo, si ode un leggero bussare alla porta: è Mimì, una giovane vicina. Gli spifferi sulle scale hanno spento la sua candela e chiede di riaccenderla. Rodolfo la invita ad entrare ma, improvvisamente, la ragazza si sente male e le cadono di mano il candeliere e la chiave di casa. Rodolfo la soccorre, la fa sedere e le offre del vino; è colpito dal pallore e dalla bellezza della fanciulla che dopo qualche attimo si riprende, riaccende la candela e ringraziatolo fa per andarsene. Giunta sulla porta si accorge di aver perso la chiave di casa ma mentre i due giovani la cercano, le loro candele si spengono. La soffitta è illuminata soltanto dal chiaro di luna; i due cercano la chiave a tastoni sul pavimento. Il poeta, che trovata la chiave se l'è messa di nascosto in tasca, prende la mano di Mimì e inizia dolcemente a corteggiarla. Chiamato a gran voce dagli amici impazienti che lo aspettano al pianterreno, Rodolfo cerca di congedarli, ma la ragazza lo induce a portarla con sé. Già innamorati, i due giovani si baciano, poi, a braccetto, si avviano giù per la scala.

Quadro secondo
Nel Quartiere Latino c'è gran festa. I quattro amici sono decisi a sperperare i pochi soldi che sono riusciti a mettere insieme per festeggiare degnamente il Natale. Colline ha comprato un vecchio, sdrucito cappotto e dei libri; Schaunard un corno e una pipa; Rodolfo ha comprato una bella cuffietta rosa per Mimì. I due si aggirano fra la folla, felici del loro amore, mentre Marcello fa la corte a tutte le belle fanciulle che incontra sul suo cammino. Tutti insieme si siedono ad un tavolo del Café Momus. Rodolfo presenta la ragazza agli amici ed ordina assieme a loro una ricca cena. Ad un tratto appare Musetta, ex amante di Marcello, che lo ha abbandonato da qualche tempo per correre dietro a più redditizi amori. Elegantemente vestita, è accompagnata da Alcindoro, il ricco amante del momento. Scorto Marcello, la ragazza si siede al tavolo vicino a quello degli amici e dal suo posto lancia frasi maliziose e occhiate eloquenti. Marcello finisce per cedere, una volta ancora, al fascino di Musetta che allontana Alcindoro con un pretesto e si getta fra le sue braccia.
Passa la banda militare seguita da una gran folla, e i sei giovani decidono di unirsi alla baraonda generale, lasciando al povero Alcindoro, tornato a cercare Musetta, i due conti da pagare.

Quadro terzo
La Barriera d'Enfer. All'alba, in un mattino nevoso di febbraio, tormentata da una forte tosse, Mimì si reca al cabaret dove Marcello e Musetta sono andati a lavorare, in cambio di alloggio, dopo essersi riconciliati. Mimì rivela a Marcello di non poter più vivere con Rodolfo a causa della sua estenuante gelosia: è meglio che essi si separino. Marcello la avverte che Rodolfo, arrivato nel cuore della notte, adesso sta dormendo nel cabaret. Proprio in quel momento Rodolfo si alza e cerca Marcello; questi chiede a Mimì di rincasare senza farsi vedere. Mimì si allontana, ma dopo pochi passi si nasconde e assiste così al colloquio tra i due amici. Rodolfo accusa Mimì di leggerezza e infedeltà ma poi, su insistenza dell'amico, ammette di essere molto preoccupato per la salute della fanciulla e crede che, restando nella sua fredda e misera soffitta, possa peggiorare. Mimì colpita da un accesso di tosse è obbligata ad uscire dal suo nascondiglio; Rodolfo è sconvolto perché sa che la ragazza ha sentito tutto. I due amanti ricordano le gioie e i dolori del periodo trascorso insieme e decidono di comune accordo di separarsi sì, ma di aspettare la primavera poiché l'inverno sarebbe una stagione troppo triste per stare soli.
Alle dolorose parole di Mimì e di Rodolfo fanno eco le frasi pungenti e velenose di Musetta e Marcello: il pittore ha scoperto l'amica mentre civettava con un avventore del locale e le fa una violenta scenata di gelosia. La ragazza, infuriata, lanciando atroci insulti, lo abbandona su due piedi. Marcello rientra nel cabaret furibondo mentre Mimì e Rodolfo si avviano verso i loro ultimi giorni di felicità.

Quadro quarto
Alcuni mesi più tardi, nella soffitta, si ripresenta la stessa scena del primo quadro: Marcello e Rodolfo lavorano e si scambiano battute. In realtà si sforzano di non mostrare l'uno all'altro quanto soffrono per la mancanza di Mimì e Musetta. Fortunatamente a strapparli ai ricordi arrivano Colline e Schaunard con un po' di cibo. I quattro bohèmiens improvvisano un immaginario banchetto: una bottiglia di acqua diventa champagne e il semplice pane si trasforma nei cibi più raffinati; gli amici danzano per la stanza, ridono e scherzano. I festeggiamenti vengono bruscamente interrotti quando Musetta irrompe nella stanza gridando che c'è Mimì, svenuta sulle scale. Mimì, pallida e stremata, viene trasportata nella soffitta e adagiata su un letto. Rodolfo è preoccupato, gli altri si frugano inutilmente nelle tasche in cerca di qualche soldo per chiamare il dottore. Musetta si toglie gli orecchini chiedendo a Marcello di pignorarli. Per contribuire alle spese anche Colline decide di vendere la sua zimarra, e dopo un doloroso addio la consegna a Marcello e Musetta. Tutti lasciano la soffitta; Mimì e Rodolfo restano finalmente soli. Abbandonandosi ai ricordi del loro primo incontro, si promettono di restare insieme per sempre. Poco dopo gli amici tornano con un cordiale e con la notizia che il dottore arriverà presto.
Musetta ha comprato un manicotto per Mimì che, felice del dono tanto desiderato, vi infila le mani fredde, e adagiandosi sul cuscino, serenamente, spira. Schaunard si accorge che è morta e informa gli altri, tranne Rodolfo che la crede addormentata. Dopo alcuni attimi, però, insospettito dall'atteggiamento circospetto degli amici, il giovane poeta scopre la triste verità e, disperato, si getta sul corpo esanime della fanciulla, invocandola.

 

Note all'allestimento
di Aldo Tarabella

Provo una grande sintonia, oltre che profondo amore, verso questa straordinaria partitura, e resto ancora una volta stupito di come, nonostante i suoi centodieci anni, ancora oggi rappresenti con infinita freschezza tutti i sentimenti di quella felice stagione della nostra libertà irresponsabile chiamata giovinezza: amore e amicizia, leggerezza d'animo e... di tasche, spensieratezza, goliardia, condizione di semi-immortalità.
Forse sta proprio qui il motivo del grande successo che attraversa tutto il Novecento con intatta vitalità, consacrando La bohème tra i capolavori in assoluto di tutti i tempi, pienamente convinti che si può contestualizzare l'opera anche in un periodo diverso da quello originario, magari più spinto sul Novecento e di più facile lettura per le nuove generazioni. E una straordinaria occasione di grande fascino e atmosfera proviene, di nuovo, da Parigi: siamo nel secondo dopoguerra, intorno al 1948, quando nel quartiere di Saint-Germain le soffitte e i tetti riprendono a pulsare riportando lassù, vicino ai cieli bigi, intellettuali, artisti, pittori, poeti, scrittori (ricordo Juliette Greco, Simon de Beauvoir, Sartre...) tutti coinvolti da un desiderio frenetico di vivere, mentre trascorrono le proprie giornate dividendosi tra soffitte e café sul Lungosenna.
Quadro primo - La giovinezza. È la Parigi delle soffitte, degli anfratti, dei chiaroscuri, dei cieli sui tetti. È volutamente sottolineato lo spirito di grande precarietà dei giovani, che vivono in una sorta di "villaggio aereo", sito metaforicamente "tra le nuvole". Lassù i ragazzi condividono tutto: il freddo, la fame, gli stenti, pronti all'amore e all'amicizia. Questa condizione non può che creare rapporti di straordinaria e rarefatta freschezza, di profonda sincerità; è un manifesto da cui tutti noi probabilmente siamo stati attratti e in cui siamo pronti a riconoscerci.
Quadro secondo - La nuova generazione che avanza. Siamo al Café Momus, lungo la Senna; il luogo per eccellenza dove incontrare di più, dove poter affermare il desiderio di contatto con gli altri, in una sorta di accumulo collettivo delle singole energie; luogo dove far esplodere la voglia di conoscersi e di ritrovarsi. C'è musica dentro e fuori il Café, si urla, c'è mercato, ognuno s'arrangia: chi vende fiori, chi frittelle, chi cimeli di guerra, chi serve al banco, chi suona. Non c'è ombra di miseria, ci si unisce, piuttosto, per contrastarla, e tutto questo brulichio di gente non può che esprimere una grande ricchezza: il desiderio comune di costruire nuovi rapporti, dimenticare il passato e spingersi verso il futuro. È una nuova generazione che avanza...
Quadro terzo - La grande illusione. La Barrièra d'Enfer rappresentava il passaggio da una parte all'altra della città. Ho pensato a Mimì, al suo peregrinare tra le vie nebbiose di Parigi; Parigi, come propria casa, o meglio come viaggio introspettivo nel suo animo, in un passaggio tormentato, continuo, tra amore e amicizia. L'effetto di questo terzo atto è una visione onirica, come se Mimì fosse immersa e attraversata da un sogno in cui appaiono i suoi legami con Marcello, poi con Rodolfo, con l'amica Musetta, voci e ombre lontane del quartiere... un percorso attraverso il quale ritrova l'amore di Rodolfo e con lui si tuffa verso... "la stagion dei fior"... la primavera. È la speranza.
Quadro quarto - L'improvvisa realtà. "La jeunesse n'a qu'un temps", ultimo capitolo del romanzo Scènes de la vie de Bohème di Murger, da cui Puccini rimase affascinato, è il tema portante dell'ultimo quadro della Bohème. Ritroviamo Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline, di nuovo pronti inesorabilmente per l'ennesimo trasloco, come succedeva veramente non pagando la pigione... Cambiano semplicemente alloggio o cercano disperatamente di rimanere attaccati al loro modus vivendi? Mimì, ormai morente, torna da loro sui tetti verso l'aria, ricercando la passata leggerezza, i suoi soffi soavi, dolci, la spensieratezza e la goliardia dei suoi quattro amici.
La morte li sorprende tutti! Non la conoscono. I ragazzi, con Musetta, restano attoniti, si stringono intorno a Mimì e al loro, e nostro, sogno svanito di una vita senza profondi dolori e angosce.

 

A Parigi col naso all'insù
di Luca Antonucci


Ho percorso le strade di Parigi per settimane sulla mia bicicletta e con il naso all'insù, scrutando i tetti e gli abbaini della chambres des bonnes, e osservando, sempre un po' incantato, l'incredibile disordinata armonia di quelle forme e l'incessante variare degli infiniti toni di grigio riflessi dallo zinco con il mutare della luce del cielo. Forme, architetture a me familiari, di cui penetravo a poco a poco i dettagli e i segreti, e dentro le quali ho cercato e trovato l'ispirazione, la cifra poetica di lettura "scenografica" di questa Bohème che lentamente nasceva, è il caso di dire, come "sospesa per aria".
Il tetto è così diventato la matrice, la struttura portante - paradigma dell'intero spazio scenico, e al tempo stesso l'elemento generatore dei luoghi che da esso scaturiscono: il caffè e la Barrière d'Enfer. Tre luoghi che si trasformano ma sempre all'interno di una griglia spaziale che ho voluto restasse immutata. In tal modo il tetto, il caffé e la strada, superando il dato di realismo, e vivendo principalmente in virtù delle materie differenti che li definiscono (lo zinco, il legno, la pietra del pavè), diventano soprattutto e fondamentalmente tre "luoghi teatrali", icone di realtà, palcoscenici "sospesi", casse di risonanza della vita di questi giovani un po' "esistenzialisti", figli della Parigi di St. Germain des Près, che, come i ragazzi del Rendez-vous de juillet di Jacques Becker, vivono la vita come una vertigine, mossi esclusivamente dalla loro incosciente e bruciante joie de vivre.