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LES 4 SAISONS...

creazione 2005
Ballet Preljocaj
coreografia di Angelin Preljocaj
"caosgrafia" di Fabrice Hyber
musica di Antonio Vivaldi - "Le quattro stagioni"

Angelin Preljocaj e Fabrice Hyber

«Cosa può fare il corpo?»
All'inizio di ogni nuova creazione, mi si ripropone essenzialmente questa domanda di Spinoza che ricorre frequentemente nell'opera intitolata "Etica".
Ogni volta il dubbio mi assale.
E ancor di più di fronte ai concerti nell'opera VIII di Antonio Vivaldi: "Le quattro stagioni".
Paradosso?
Questa musica così conosciuta, così concepita, così sconvolgente, può ancora svelare delle sorprese, delle zone d'ombre, dei segreti?
È possibile cancellare la contaminazione che questa musica ha conosciuto (soprattutto negli ultimi decenni), una musica che, in fondo, è così sensualmente meteorologica?
Come?
Innanzitutto ritornando più volte sulla composizione del movimento, non mollare su questo punto in modo da riorganizzare una danza vitale, essenziale, per poi riflettere sui quattro assi di lavoro: esplosione, esaltazione, sospensione, vibrazione.
Partire da qui e poi, soprattutto, finire da tutt'altra parte, perdersi, non riconoscere più i quattro parametri.
Per partecipare all'intrico di piste e all'emissione di interferenze, ho pensato a Fabrice Hyber la cui attività seguo da molti anni con attenzione, divertimento, interesse profondo, anche perché mi è sembrato che fosse l'artista meno evidente in questo progetto: e, pertanto, il più necessario.


Angelin Preljocaj



Novembre 2004, Angelin Preljocaj mi contatta.
Incuriosito, sono andato a vederlo ad Aix, poi ho visto N a Marsiglia.
Angelin mi ha parlato delle "Quattro stagioni".
Ho pensato che fossi inatteso come un temporale, la pioggia, il colpo di sole, il vento.
Una composizione sulla sua.
La costruzione di un tempo che l'uno o l'altro crea o subisce…
Una meteorologia su misura: una caosgrafia.


Fabrice Hyber

 

Angelin Preljocaj

Coreografo e direttore artistico del Ballet Preljocaj - Centre Chorégraphique National, Angelin Preljocaj vive e lavora a Aix-en-Provence dal 1996. Nato nel 1957 da genitori albanesi emigrati nella regione parigina, studia danza classica e poi danza contemporanea con Karin Waehner alla Schola Cantorum. Dopo un soggiorno a New York, dove segue i corsi di Merce Cunningham (1980), entra nella Compagnia di Quentin Rouillier a Caen, poi lavora al Centre National de Danse Contemporaine d'Angers, all'epoca diretto da Viola Farber.
Nel 1982, viene assunto come ballerino da Dominique Bagouet a Montpellier, e inizia il proprio lavoro di coreografo creando, con Michel Kélémenis, Aventures coloniales, un duo presentato con successo al Festival de Montpellier nel luglio 1984. Nel dicembre 1984, Angelin Preljocaj presenta al concorso di Bagnolet Marché noir, che ottiene il premio del Ministero del cultura, e fonda la propria Compagnia che si insedia a Champigny-sur-Marne.
Nel 1987, dopo aver vinto il premio Villa Médicis hors les murs, si reca in Giappone per studiare il teatro No¯. Al suo ritorno, crea Hallali Romée per il Festival d'Avignon, la Biennale de danse du Val-de-Marne e il théâtre de la Ville; poi, nel 1988, Liqueurs de chair in occasione di una residenza al CNDC d'Angers.
Per la Biennale de danse du Val-de-Marne presenta la propria versione delle Noces di Stravinskij e il duo Un trait d'union (1989). Nel 1990 crea Amer America per la Biennale de la Danse de Lyon; poi realizza per il Ballet de l'Opéra de Lyon una versione futurista – con il concorso di Enki Bilal – del Romeo e Giulietta di Prokof'ev. La sua permanenza al Théâtre National de la Danse et de l'Image (TNDI) a Châteauvallon sfocia nella creazione, nel 1992, di La peau du monde. Nello stesso anno riceve il Grand Prix National de la Danse conferito dal Ministero francese della Cultura. Con la sua Compagnia, viene invitato al Palais Garnier per presentare un Hommage aux Ballets Russes (1993), composto dalle riletture di Parade, di Spectre de la rose e delle Noces.
L'anno successivo, crea Le parc su invito di Brigitte Lefèvre per il Ballet de l'Opéra de Paris, su musiche di Mozart. Nel 1995 è la volta del Petit essai sur le temps qui passe a Châteauvallon, L'anoure su un libretto inedito di Pascal Quignard, L'oiseau de feu per il Ballet de Munich e Annonciation. Riceve il premio Benois de la danse per Le parc al Bol'sˇoi di Mosca.
La sua Compagnia si insedia nel 1996 ad Aix-en-Provence, dove monta una nuova versione di Romeo e Giulietta. Nel 1997, a New York, la Compagnia si esibisce al Joyce Theatre, e il coreografo viene invitato da Peter Martins, direttore del New York City Ballet, a creare un balletto per i suoi ballerini nell'ambito del Diamond Project: La Stravaganza. Riceve il Bessie Award per Annonciation e le Victoires de la Musique per Romeo e Giulietta. Nello stesso anno crea Paysage après la bataille per la sua Compagnia al Festival d'Avignon.
Nel 1998, già nominato Officier des Arts et Lettres, Angelin Preljocaj viene nominato cavaliere della Légion d'onore. Lo stesso anno crea Casanova per il Ballet de l'Opéra national de Paris. Crea Centaures, adattamento di un duo da La peau du monde, alla Maison des Arts de Créteil per la Biennale de danse du Val-de-Marne. Nel 1999, crea Personne n'épouse les méduses al Festival d'Avignon e riceve il Grand Prix internazionale di Vidéodanse per Le parc.
Nel 2000, nell'epoca del regno della virtualità, delle immagini, della sintesi e dell'implosione della danza, crea Portraits in corpore, istallazione coreografica nella quale si stabilisce un dialogo tra il corpo dei ballerini e della loro immagine. Prosegue questo cammino nel 2001 con le sue ultime creazioni MC 14/22 (Ceci est mon corps) e Helikopter.
Nel maggio 2001 crea Le sacre du printemps: coproduzione franco-tedesca che riunisce i ballerini del Ballet Preljocaj e quelli dello Staatsoper di Berlino, sulla celebre partitura di Igor Stravinskij diretta da Daniel Barenboim. Nel 2003 realizza Annonciation, traendo ispirazione dalla omonima coreografia creata nel 1995, e crea Near life experience su musica degli Air, gruppo musicale francese di musica elettronica.
Nel marzo 2004 crea Empty Moves (part I) per la Biennale de danse du Val de Marne a Fontenay-sous-Bois. Nel giugno 2004 è la volta di N, in collaborazione con Kurt Hentschläger e Ulf Langheinrich dei Granular Synthesis, presentato in giugno al Festival Perspectives di Saarbrücken, al Théâtre de l'Olivier di Istria e al Festival Montpellierdanse. Nel novembre dello stesso anno Angelin Preljocaj crea Le songe de Médée per il Ballet de l'Opéra National de Paris. Nel 2005 il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano riprende La Stravaganza.

 

Fabrice Hyber

Nato nel 1961 a Luçon (Francia), stabilitosi poi a Parigi, concepisce la propria opera come un gigantesco rizoma che si sviluppa su un principio di echi. Procedendo per accumuli, ibridazioni e mutazioni, l'artista si sposta costantemente in campi estremamente diversi tra loro. Ogni opera è una tappa intermedia e evolutiva di un work in progress che si espande come una proliferazione del pensiero, stabilendo dei legami e degli scambi che, successivamente, danno luogo ad altre articolazioni.
Nel 1994 crea UR (Unlimited Responsibility), destinato a favorire la produzione e gli scambi di progetti tra gli artisti e le imprese con l'obiettivo di valorizzare i produttori, attraversare e avvicinare i diversi territori e soprattutto agire, fare. Con i POFs (Prototipi di Oggetti in Funzione), l'artista sposta la funzione originale di gran parte degli oggetti a noi familiari e di uso quotidiano: modifica così la coscienza e la funzione pratica a noi nota di questi oggetti, dato che le loro nuove forme inducono e generano  nuovi comportamenti. I POFs sono regolarmente "testati" dal pubblico in mostre come Testoo e At your own risk; Hyber li ha anche messi in scena in POF Cabaret.
Fabrice Hyber espone per la prima volta a Nantes nel 1986 nella mostra Mutation. Nel 1989 nasce su commissione pubblica L'homme de Bessines: un piccolo essere verde di 86 centimetri di altezza, a cavallo tra il mondo ordinario e quello extraterrestre. Installati sulla rete idrica comunale, gli "uomini di Bessines" svolgono il ruolo di fontana schizzando l'acqua da tutti gli orifizi del capo.
Nel 1991, l'artista realizza Traduzione – il più grande sapone del mondo: un sapone di 22 tonnellate (iscritto nell Guinness dei primati), fuso nel cassone di un camion e presentato in vari supermercati Leclerc; è in qualche modo l'autoritratto dell'artista: inclassificabile, sfugge continuamente di mano.
Dopo aver trasformato nel 1995 il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris in Hybermarché, e installato l'anno successivo un salone di parrucchieri professionali al Centre Georges Pompidou  per la mostra Féminin/Masculin, viene scelto nel 1997 per rappresentare la Francia alla XLVII Biennale di Venezia, dove ottiene il Leone d'oro per aver trasformato il padiglione francese in studio di registrazione e trasmissione televisiva (Eau d'or, eau dort, odor).
Per le celebrazioni dell'anno 2000 trasforma uno dei più importanti monumenti parigini, l'Arco di Trionfo, nella sede di un portale Internet: inconnu.net. Il titolo si riferisce sia all'edificio che lo ospita sia al sistema di pensiero dell'artista, per il quale il mondo può essere appreso solo come una problematica.
Nel 2001, Fabrice Hyber immagina a Tokyo il primo dei suoi C'hyber rallyes. Nel 2002, circa trecento parigini vagano per la capitale in occasione del Paris c'hyber rallye organizzato con il Musée d'Art Moderne de la Ville. Affascinato dai concetti di rizoma e di proliferazione, l'artista concepisce il c'hyber rallye come un'opera: una rete di scambi attivi e duraturi tra l'opera d'arte, l'ambiente e il pubblico. Disseminando le sue POFs nella città, Hyber condivide con i concorrenti la sua visione e offre loro la possibilità d'immergersi nel suo universo in modo ludico e sensitivo.
Il 2003 e il 2004 sono incentrati su L'Artère – le jardin des dessins, opera perenne immaginata e creata da Hyber su richiesta dell'associazione Sidaction, per commemorare i vent'anni della pandemia dell'AIDS. Fabrice Hyber ha pensato L'Artère come un anti-monumento: uno spazio aperto, accessibile a tutti, un gigantesco puzzle di 1001 metri quadri costituito da 10.000 piastrelle di ceramica che fanno da supporto a disegni originali dell'artista, dipinti direttamente sulla ceramica. Questo pavimento riprende la forma di un nastro rosso sciolto, aperto all'avvenire.
Fabrice Hyber valorizza il ruolo dell'artista come realizzatore, imprenditore e mediatore,  sempre impegnato su più progetti alla volta;  moltiplica le sue opere in rizomi, ispirandosi al modo in cui si sviluppano i sistemi cellulari di numerosi organismi viventi, dei sistemi dei flussi irriganti, nutrienti, traboccanti…

* Dal 1° maggio 2004 Fabrice Hyber ha deciso, nel pieno possesso delle sue facoltà, di sopprimere la T del proprio cognome, Hybert, trasformandolo così in Hyber.