
balletto in due atti
dal racconto "Nußknacker und Mäusekönig" (Schiaccianoci e il Re dei topi)
di E.T.A. Hoffman
libretto di Marius Petipa, adattamento di Vitalij Butrimovich
Musica di PËTR IL'IC CHAJKOVSKIJ

Argomento
Atto primo
È la vigilia di Natale, all'inizio del XIX secolo. Il ricco sindaco, dottor Stahlbaum, dà una festa per i suoi amici e per i loro figli. I ragazzi si divertono e danzano in eccitata attesa dei regali. Il signor Drosselmeyer, vecchio amico di famiglia, arriva portando i doni per i bambini e li intrattiene con giochetti di prestigio. Clara, la sua prediletta, riceve uno schiaccianoci. Suo fratello Fritz per farle dispetto glielo rompe, ma il signor Drosselmeyer provvede subito a ricomporglielo. Arrivano i parenti, si uniscono alle danze, quindi Clara, sentendosi molto stanca, si addormenta su una sedia e incomincia a sognare.
La sala e l'albero di Natale assumono proporzioni enormi. Una frotta di topi cerca di impadronirsi dello schiaccianoci e Clara accorre in suo aiuto scagliando contro i topi, per distrarli, le sue bambole preferite. Lo schiaccianoci improvvisamente prende vita e al comando dei suoi soldati si unisce a lei nella battaglia contro i topi e il loro capo, il Re Topo. Una Compagnia di Ussari e una di marinai sono sopraffatte. Lo schiaccianoci e il Re Topo restano soli sul campo. Disperata Clara lancia la sua scarpetta contro il Re Topo. Colpito, il Re Topo cade morto e ha luogo un'improvvisa trasformazione: lo schiaccianoci si rivela un giovane e meraviglioso principe.
Atto secondo
Clara e lo schiaccianoci, cioè il Principe, sono trasportati in una grotta incantata. Qui Clara è terrorizzata dai pipistrelli, ma quando il Principe interviene a rincuorarla e proteggerla, si accorge che essi altri non sono che la sua famiglia e i suoi amici, così trasfigurati dal suo incubo. La grotta si trasforma misteriosamente nel teatro-giocattolo di Clara, dove molte delle sue bambole preferite prendono vita e danzano in un'atmosfera di felicità. Il sogno è terminato, Clara è svegliata dalla madre e dal padre, mentre, concluso il ricevimento, gli invitati si accomiatano. Clara rimane sola, affascinata dal ricordo delle sue avventure.
Guida all'ascolto dello Schiaccianoci
di Giampaolo Bellavite
La sensibilità di Chajkovskij era particolarmente legata alla danza e al balletto, e più specificamente alla forma della danza sinfonica, la quale non era investita da un semplice compito decorativo dell'azione scenica, ma diventava un vero e proprio elemento d'azione per lo sviluppo drammatico. La dedizione e l'interesse del compositore russo contribuirono a rivalutare il grande balletto tardoromantico, seppure diversi anni più tardi: Il lago dei cigni, composto nel 1875, non riscosse infatti particolare successo, e passarono dodici anni prima che Chajkovskij si dedicasse, con nuova carica creativa e rinnovato entusiasmo, alla Bella addormentata. Dopo la prima rappresentazione della Bella addormentata, avvenuta nel 1890, le repliche si moltiplicarono e furono sempre più affollate: la fortuna nacque dall'accoppiata tra Chajkovskij e il geniale coreografo francese Marius Petipa. Qualche anno più tardi, il letterato e direttore in capo dei Teatri Imperiali Russi Ivan Aleksandrovich Vsevolozskij, affidò ai due artisti un nuovo soggetto: un racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann nella riduzione francese di Alexandre Dumas padre, Casse-noisette et le Roi des souris (Lo Schiaccianoci e il Re dei topi). "Sulle prime Chajkovskij non sembrò favorevole, […] ma Petipa fu abile nel tracciare l'idea coreografica in quanto deliberatamente conservò il doppio piano della realtà e della finzione fantastica, ben sapendo come fosse congeniale al compositore tale clima psicologico" (Bellingardi).
Nello Schiaccianoci, "con la sua sagace scrittura orchestrale Chajkovskij inventò delle sonorità speciali che calzano come un guanto sui personaggi della vicenda fiabesca: non è soltanto questione di pura tecnica o di ispirata, geniale scelta di timbri, quanto ricreazione, con la musica, del significato profondo del racconto infantile" (Bocarnikova).
Chajkovskij iniziò la composizione dal Valzer dei fiocchi di neve, nel febbraio 1891, completando la prima stesura il 7 luglio 1891 e terminandone l'orchestrazione il 26 marzo 1892. La prima rappresentazione si svolse al teatro Mariinskij di San Pietroburgo il 18 dicembre 1892, diretta da Riccardo Drigo; l'esito, tuttavia, non andò al di là di un successo di stima. La prima europea si svolse solamente il 30 gennaio 1934 a Londra con la coreografia di Nikolaj Sergej'ev, mentre la prima rappresentazione italiana avvenne alla Scala di Milano il 19 febbraio 1938.
Per la descrizione del balletto, Bellingardi, nella sua Guida all'ascolto di Chajkovskij, rende meglio di altri la trama narrativa e il tessuto musicale del balletto.
Atto Primo
Dopo la curiosa Ouverture-miniature, che "si conclude con un rapido crescendo in maniera spavalda, quasi a richiamare il senso di una allegra ouverture classica", il primo quadro "si apre con la scena dell'Albero di Natale (n. 1), nella gustosa scenografia del salotto in casa del Presidente Silberhaus, ove fervono i preparativi di addobbo del grande abete, con i regali per bambini, Clara e Fritz, e i loro piccoli amici". Nella celebre Marcia (n. 2), con l'ingresso dei bambini e di Silberhaus, "il timbro iniziale delle trombe, dei corni e dei clarinetti è di incredibile originalità, quasi venissero impiegati degli strumenti lillipuziani, e ad esso risponde un discendente andamento scherzoso e saltellante dei violini, contrappuntati dai pizzicati ascendenti dei bassi". "Il Piccolo Galop e l'ingresso dei nuovi ospiti (n. 3) si compone di tre parti: la prima (Presto) è la danza dei bambini, d'estrema leggerezza, poi vi è la partecipazione dei nuovi ospiti (Andante), le Merveilleuses e gli Incroyables nello stile di un classico minuetto francese; nella terza sezione (Allegro)", la cui gaiezza riempie il cuore, "si ascolta il motivo di una vecchia canzone francese, Bon voyage, cher Dumollet".
Improvvisamente, una pausa porta alla Scena di danza (n. 4) e all'entrata del Cancelliere Drosselmeyer, padrino di Clara, carico di regali, su una musica che "all'avvio serio fa seguire brillanti spunti comici": tra i regali vi sono due bambole, Arlecchino e Colombina (Tempo di Valse) e i pupazzi meccanici (Presto). "La Scena e danza del Nonno (n. 5), in un rapido susseguirsi di episodi dell'azione scenica, è commentata dall'orchestra con spunti strumentali assai efficaci, tra cui si ricordano un grazioso Tempo di Valse per il dono dello schiaccianoci, un elegante Andantino per la rottura delle noci, che si distorce e si accelera improvvisamente nel Più allegro e nel Più mosso, e nel fortissimo, quando il giocattolo si rompe. Alla chiusura della quinta scena c'è l'intervento dei genitori che impongono il silenzio perché è venuto il momento della Danza del Nonno (Allegro vivacissimo). La festa è al termine, e nella seguente Scena (n. 6), tutti si congedano su una melodia lenta, che […] crea un'atmosfera incantata la quale segna, in un clima quasi ipnotico, il passaggio dalla parte realistica del racconto al sogno e alla fantasia. Di soppiatto Clara ricompare per rivedere lo schiaccianoci che sembra avvolto da una luce misteriosa. La pendola batte dodici rintocchi, e i violini e l'arpa accompagnano il miracolo della crescita smisurata di tutti gli oggetti, dall'albero ai giocattoli. Dal Moderato con moto prende l'avvio la trasfigurazione dello schiaccianoci, in un magico campionario di sapienti e deliziosi effetti, tra cui un voluto atteggiamento retorico per sottolineare il cambio di dimensione che, facendo ingigantire tutti gli elementi, rende possibile la finzione dei ballerini in scala lillipuziana.
La successiva Scena (n. 7) porta alla battaglia dei soldatini e dei topi. Tutta la pagina è di singolare efficacia nella scrittura stringata e incisiva, di estrema trasparenza, sempre sul filo del rasoio tra l'effetto musicale e il virtuosismo strumentale, con una leggerezza di tratto che mantiene la musica nell'ambiguità tra la realtà e la finzione". Scrive la Orlova a proposito di questa scena: "Perché un compositore che stava, a suo dire, 'illustrando' una semplice fiaba per bambini su uno schiaccianoci avrebbe dovuto creare nella sua fantasia le immagini infernali del reame dei topi?". Ma riprendiamo il racconto di Bellingardi: "Dopo la trasfigurazione dello schiaccianoci in Principe, la musica non gioca più e, al principio del quadro secondo, la Scena (n. 8) si trasforma in una foresta di pini ove gnomi e folletti fanno gli onori di casa a Clara e al Principe. In segno di ringraziamento, il Principe-schiaccianoci porta con sé la bimba in un bellissimo viaggio che le riveli i misteri della festa e dei regali. Nell'Andante, sull'accompagnamento delle arpe, si effonde un'ampia melodia che segue l'avvio della nuova situazione scenica. Sul diminuendo dell'orchestra, si giunge al Valzer dei fiocchi di neve (n. 9): qui l'incantesimo della notte di Natale, con il turbamento del primo sogno d'amore, si traduce nel suadente ritmo del Tempo di Valse ove, come in una piccola iniziazione, vengono svelati profondi misteri. E il clima inquieto, che avvolgeva l'arcana luminosità dell'albero di Natale si rasserena, mentre si impone all'ascolto la straordinaria eleganza della scrittura strumentale […]".
Atto Secondo
"Nel viaggio verso il magico castello di Confiturenburg (Città della marmellata), ove regna la Fata Confetto, una berceuse melodiosa (Andante mosso) accompagna il viaggio di Clara e del Principe-schiaccianoci sul guscio di noce, con l'arpa in netta evidenza su una orchestrazione ricca di effetti, nel gioco degli strumentini della Scena d'avvio del terzo quadro (n. 10) ove il clima pastorale e semplice dell'idea motivica contrasta col breve sviluppo in crescendo. Assai più varia e stimolante è la Scena seguente (n. 11), prima nell'accoglienza della Fata Confetto all'arrivo della giovane coppia, con le preziose sonorità della celesta, dell'arpa, del suono "frullato" dei flauti, e con le fioriture morbide e sensuali del clarinetto e del fagotto nell'Andante con moto; poi nella transizione (Un poco animando) all'ingresso dei paggi nel salone del castello (Moderato); infine nel racconto (Allegro agitato) del Principe che rievoca le avventure passate. In rapida successione, si riascoltano gli echi sinfonici della battaglia del primo atto. L'intero evolversi dell'azione passa attraverso una varietà sempre nuova di atteggiamenti strumentali che culminano nella preparazione della scena successiva, ove sfileranno tutte le ghiottonerie che i bambini possano desiderare per la loro festa. Il Divertissement è un susseguirsi di sei danze, che si aprono con la Cioccolata, la "Danza spagnola" (Allegro brillante), dall'incedere vigoroso, con l'assolo delle trombe, sviluppata con spigliata leggerezza nell'impiego delle castagnette. Segue il Caffè, la "Danza araba" (Allegro) centrata sulle mezze tinte e gli archi in sordina, su un'idea musicale proposta dai legni e dai violini, accompagnati da un leggero fremito ritmico del tamburino. Poi il Tè, la "Danza cinese" (Allegro moderato), con il graffiante assolo dei flauti e dell'ottavino sullo staccato dei fagotti, e con la risposta agli archi in pizzicato e di tutta l'orchestra, compresa la voce penetrante del glockenspiel, sino alla conclusione tronca su un rapido crescendo. Ancora il Trepak, la "Danza russa" (Molto vivace), sfoggia tutti gli accesi colori del popolaresco inciso melodico sino all'accelerato Prestissimo conclusivo. Quindi la Danza degli zufoli, con la melodia scherzosa e caricaturale nel timbro nasale dei tre flauti (Andantino) e la seconda idea, affidata a due trombe in piano raddoppiate da violini e viole. Infine vi è l'episodio, rumorosamente descrittivo, della Mère Gigogne et les polichinelles (Allegro giocoso) con la citazione della briosa canzone francese Que t'as de belles filles, giroflé, girofla [quella che poi in italiano è diventata O quante belle figlie Madama Dorè] e, nella seconda idea (Andante), il motivo egualmente francese del Cadet Roussell à trois maisons, dalle impetuose sonorità popolari", che assume un aspetto caricaturale decisamente comico e travolgente nell'accelerazione finale, quando viene ripresa la prima idea. Il Valzer dei fiori (n. 13) unisce magistralmente l'atmosfera soffusa e prestigiosa della miniatura con il clima sgargiante degli accesi colori di una grande orchestra (Tempo di Valse). È un clamoroso saggio di bravura di scrittura strumentale. Il Pas de deux (n. 14), dopo qualche battuta di introduzione per l'entrate delle due étoiles, la Fata Confetto e il Principe Coqueluche, si articola nella Intrada (Andante maestoso e poi Poco più mosso), e in due variazioni seguite da una coda. In particolare, se la prima variazione su un tempo di tarantella è un piccolo pezzo di maniera, il clima espressivo trova il suo incanto nella seconda variazione, ove la celesta è protagonista con l'iridiscenza, luminosa e trasparente, delle sue sonorità. Strumento nuovo, inventato da Auguste Mustel, ed utilizzato per la prima volta all'Opéra di Parigi il 1° dicembre 1880 nel balletto Le Korrigane di Widor, la celesta conquistò subito Chajkovskij con i suoi insoliti effetti". Scrive il compositore: "… si chiama 'Celesta Mustel'. Dato che questo strumento sarà necessario a Pietroburgo prima che a Mosca è preferibile che venga spedito a Osip Ivanovic [fratello dell'editore di Chajkovskij e proprietario di un negozio di strumenti a San Pietroburgo]. Ma preferirei che non venisse mostrato a nessuno perché temo che Rimskij-Korsakov e Glazunov lo fiutino e che usino prima di me i suoi effetti insoliti".
"Una efficacissima Coda conclusiva (Vivace assai) porta il corpo di ballo a prendere posizione in vista del Valzer finale e Apoteosi (n. 15). Si ascoltano il tema energico e travolgente del Tempo di Valse, che trascina tutti in un vortice un po' manierato, ma elegante, e la ricomparsa, nell'Apoteosi, del tema iniziale del secondo atto, tratteggiato, ai limiti dell'udibilità, dall'amata celesta, per ricondurre Clara e il suo schiaccianoci dal paese dei sogni alla casa paterna, con il suono gentile di un viatico di felicità.
(Per gentile concessione dell'autore.)
Per bambini ma non solo
di Francesca Santucci
"Lo schiaccianoci" è uno dei più bei doni
della danza,non soltanto per i bambini,
ma per chiunque ami l'elemento magico del teatro.
(George Balanchine)
La trama dello Schiaccianoci è tratta da una favola di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, liberamente reinterpretata in Francia da Alexandre Dumas padre, e fu in questa versione che il soggetto arrivò al coreografo Marius Petipa, divenuto direttore e coreografo dei Balletti imperiali di Pietroburgo – dov'era giunto nel 1847 come primo ballerino al Teatro Mariinskij, intenzionato a diffondere anche tra i russi l'amore per la danza – e al grande musicista Chajkovskij. Petipa eliminò subito i risvolti più inquietanti del racconto, a favore di una formula spettacolare che ne esaltasse maggiormente lo spirito favolistico, e con questo impianto lo consegnò poi a Lev Ivanov, il ballerino, maître de ballet e coreografo russo suo successore, che ne portò a termine la coreografia.
Così reinterpretata, la versione dello Schiaccianoci tradì l'opera letteraria di Hoffmann, giacché ne venivano ignorati i risvolti noir e psicologici nascosti sotto l'apparenza della favola, ma il balletto fu egualmente un successo, perché in esso venivano esaltati gli elementi tradizionali dell'amore e dei prodigi.
È Natale, e siamo in una rispettabile famiglia alto borghese della Germania; Maria riceve in dono dal padrino-precettore Drosselmeyer, esperto in trucchi, automi e magie, uno schiaccianoci: un buffo soldatino dalla grossa testa e dai forti denti per rompere bene i gusci. Felice, la fanciulla idealizza il soldatino, e grande è il suo rammarico quando il dispettoso fratello Fritz glielo rompe; subito riaggiustato, lo schiaccianoci diventa il giocattolo preferito di Maria.
Maria comincia a sognare, ma i suoi sogni diventano incubi: dal buio escono infatti il Re dei topi e i suoi immondi soldati, ma lo Schiaccianoci, divenuto un bellissimo Principe, riesce a sconfiggerli. Maria e il suo Principe-schiaccianoci, allora, intraprendono insieme un viaggio che li condurrà, tra balocchi e dolciumi, nel meraviglioso regno dei desideri: indizi di altri desideri ed altre delizie troppo precoci per una bambina come l'amore idealizzato nel Principe azzurro. Drosselmeyer, che nell'ombra gestisce la favola, questo lo sa bene. Al risveglio dal meraviglioso sogno la festa è finita, e a rammentare a Maria la bella avventura non restano che i ricordi e un piccolo soldatino di legno in un angolo.
Nello Schiaccianoci, rappresentato per la prima volta nel 1892, per i russi la protagonista si è sempre chiamata Masha o Maria (per Dumas, Clara), Drosselmeyer è un burattinaio, e la festa non è il Natale ma l'Anno nuovo; comunque, pur mutando in piccoli particolari, la storia è rismasta sostanzialmente identica. Il balletto si sviluppa attraverso tre temi narrativi, in un crescendo spettacolare che culmina con il divertissement finale, tra balli popolari, esotici e brillanti. C'è il momento iniziale della festa in famiglia, con le danze degli adulti e i giochi dei bambini; poi il secondo momento dedicato ai giocattoli e alle paure della bambina, con la battaglia fra i topi e i soldatini e la trasformazione dello Schiaccianoci in Principe; infine, il momento di supremo romanticismo, quello dell'amore, con la navicella che trasporta i due giovani fuori dal mondo e in piena felicità, nel castello fatato dove regna la Fata Confetto. Nell'apoteosi dell'amore e delle nozze, nel tripudio della festa, i due giovani sono cresciuti e sono pronti a vivere nel futuro.
Certamente Chajkovskij, che si era già cimentato col balletto componendo il Lago dei cigni, favola medievale e romantica, doveva essere in stato di grazia quando compose questa partitura, anche se il suo lavoro – della cui eccezionalità il compositore si accorse solo alla fine – non fu privo di dubbi. Attraverso le sei danze (la Cioccolata, danza spagnola affidata all'assolo delle trombe e al crepitìo delle castagnette; il Caffé, sensuale danza araba; il Tè, danza cinese, con flauti e ottavino; il Trepak, danza russa popolaresca; la Danza degli zufoli, con flauti e trombe; Mamma cicogna e Pulcinella, ispirate a due canzoni popolari francesi), attraverso il Valzer dei fiori, con l'esuberanza della grande orchestra, Chajkovskij riuscì a creare un'atmosfera romantica e vivace, in sospensione tra fiaba e divertissement, di una ricchezza strumentale tale da sancire senza ombra di dubbio la nascita del primo balletto sinfonico.
Per le sue caratteristiche di favola buona, con l'espressione dei desideri universali di tutti i bambini, con la presenza dei giocattoli e dei dolci, con la componente avventurosa (la battaglia fra i topi e i soldatini), ed anche con la componente del gioco che fa un po' paura ma che poi ha un lieto fine attraverso l'intervento del burattinaio che rimette tutto a posto, Lo schiaccianoci divenne subito uno spettacolo adatto al clima natalizio e alle feste di fine anno, ben diverso nello spirito dalla fonte letteraria. La fortuna dello Schiaccianoci è andata crescendo sempre più nella storia della danza e, pur mantenendo le linee originali della trama, i più grandi coreografi ne hanno offerto la propria: basti ricordare la versione di Rudolf Nureyev, che ne approfondì i risvolti psicoanalitici con l'individuare nell'avventura di Maria un'iniziazione all'amore, uno scatto vitale che trasformerà la bambina in donna; nei topi la rappresentazione tangibile delle paure inconsce che emergono negli incubi notturni; nella figura di Drosselmeyer, evocatore di presenze sotterranee, una sorta di educatore, di maestro di vita.
La bellezza dello Schiaccianoci risiede, comunque, proprio nel suo essere una favola danzata, un magico sogno che può portare tutti i bambini, ma anche gli adulti che un poco restano bambini, a sconfiggere le paure dell'infanzia e a vagare liberi e felici, fra fiori che ballano, uccelli che cantano melodiosi, castelli di marzapane e case di cioccolata, in un mondo senza paure e fatto solo di dolcezze: non è forse questo l'eterno sogno dei più piccoli?