Teatro Alighieri 2017-2018

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2018 -
Sabato 17 febbraio ore 10.30

Biblioteca Classense

Stagione d'opera - Dialogo a cura di Guido Barbieri
Mélisande, Pierrot, Minnie e Turandot

Il mito dell’Altrove nel teatro musicale all’alba del nuovo secolo: 
Debussy, Ravel, Puccini, Schoenberg, Britten.



Bruno Barilli, uno dei più acuti critici musicali del secolo scorso, sostiene che se Giuseppe Verdi avesse visto volare nei cieli di S.Agata un ippogrifo lo avrebbe invitato a scendere a terra per attaccarlo alle ruote del suo aratro. È la rappresentazione perfetta di una delle antinomie più fertili tra quelle che attraversano il teatro musicale tra Seicento e Novecento: l’opposizione dialettica tra le figure del Mito e le figure della Storia.  L’opera per musica – come allora veniva chiamata – nasce, per ragioni precise, nell’alveo della mitologia classica: i primi soggetti affrontati da librettisti e compositori all’alba del XVII secolo sono i miti arcaici di Orfeo, di Euridice, di Arianna, di Proserpina. Ma ben presto, nell’opera romana e in quella veneziana, fa irruzione, indossando abiti diversi, la dimensione della storia: dalle vite “vere” dei santi, intrise anch’esse di elementi mitologici, fino alle historiae della Roma antica. Da allora i personaggi che vivono nella dimensione senza tempo del mito e quelli che appartengono invece al tempo della storia si sono spesso incrociati sulle tavole dei palcoscenici: Enea e Didone, Cesare e Cleopatra, Castor e Pollux, Angelica e Orlando. Fino a creare, nella seconda metà del Settecento, figure nuove che non appartengono né all’una, né all’altra dimensione, ma solo all’invenzione letteraria: Don Giovanni, Figaro, Don Chisciotte. Nei secoli successivi, seguendo l’onda crescente del realismo letterario, la bilancia tende fatalmente ad inclinarsi verso il “peso” della Storia e dei suoi molteplici conflitti. Ma l’endiadi classica tra il dramma musicale di Wagner e il teatro politico di Verdi, ad esempio, non fa che riproporre in chiave “moderna” l’antinomia tra Mito e Storia. Un percorso verso la complessità che il Novecento mette in scena come simbolo di sé stesso: dietro la maschera dei miti letterari del secolo nuovo, dalla Lady Macbeth di Sostakovic al Wozzeck di Berg, si nascondono nuovamente, in realtà, i ghigni feroci della storia, le ferite insanabili del secolo breve.